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Politica

NAPOLITANO/ In gioco è il Paese, non bruciamo la fiducia riconquistata

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Parlando poi di giustizia, Napolitano ha fatto notare “non soltanto importanti distanze di cambiamento e di riforma che sono rimaste solo iscritte all'ordine del giorno”, ma anche “opposizioni e ripensamenti tali da mettere in forse la legge già approvata alla Camera per l'introduzione di pene alternative alla detenzione in carcere”. Il tempo utile per approvarla al Senato sta per scadere, “ma con quale senso di responsabilità, di umanità e di civiltà costituzionale ci si può sottrarre a un serio, minimo sforzo per alleggerire la vergognosa realtà carceraria che marchia l'Italia?”. Verso la fine del suo discorso, il Capo dello Stato è poi tornato a parlare del “ruolo del presidente nel conferimento dell'incarico ai fini della formazione del governo”. Visto quanto accaduto, ha quindi sottolineato, “mi trovo a dover chiarire che su me ricadrà un compito nettamente diverso da quello che mi toccò assolvere nel novembre 2011. La scelta che ritenni di poter compiere, la sola che avesse un senso e apparisse praticabile, fu quella del conferimento dell'incarico al neo senatore Monti”. E ancora: “Nel sapiente commento del professor Paladin si parla di cosiddetti governi del presidente o governi tecnici necessari qualora le forze politiche rinuncino ai loro compiti propositivi o quando si renda altrimenti indispensabile che lo stesso presidente funga da fattore di coagulazione. Ebbene, non c'é chi non veda come si stia ora per tornare a una naturale riassunzione da parte delle forze politiche del proprio ruolo, sulla base del consenso che gli elettori accorderanno a ciascuna di esse. E sarà quella – conclude infine Napolitano - la base su cui poggeranno anche le valutazioni del capo dello stato”. “Mio malgrado – precisa - toccherà a me dare l'incarico al nuovo governo visto che la legislatura si è interrotta in anticipo”.

 

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