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Politica

NAPOLITANO/ In gioco è il Paese, non bruciamo la fiducia riconquistata

L’interruzione in extremis dell’esecutivo guidato da Mario Monti “non può oscurare la fecondità dell'azione del governo”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

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L’interruzione in extremis dell’esecutivo guidato da Mario Monti “non può oscurare la fecondità dell'azione del governo”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto alla consueta cerimonia per lo scambio di auguri con le alte cariche dello Stato al Quirinale. Quanto accaduto, ha poi aggiunto, ha suscitato “rammarico e preoccupazione per il suo brusco esito finale” e il premier “ha ritenuto di non poter continuare” dopo la posizione assunta dal Pdl. Adesso, però, "è in gioco il Paese, è il nostro comune futuro e non solo un fascio di voti per questo o quel partito”. I giudizi complessivi sui risultati ottenuti “possono legittimamente divergere e può darsi che si facciano ancor più divergenti, magari nell'imputazione delle rispettive colpe, tra le forze politiche nel fuoco della battaglia elettorale”. E poi si chiede: “E' eccessivo mettere in guardia, come in questo momento faccio, perché in quel fuoco polemico non si bruci il recupero di fiducia nell'Italia che si è manifestato negli ultimi tempi in Europa, nella comunità internazionale e negli stessi, pur poco trasparenti, mercati finanziari?”. Il Capo dello Stato continua il suo intervento definendo “imperdonabile” la mancata intesa riguardo “la riforma della legge elettorale del 2005, su cui pure la Corte Costituzionale aveva sollevato seri dubbi di legittimità”. “Forte, motivato e tenace” è stato invece “il richiamo da parte di tante voci della società civile e del mondo del diritto e quante volte da parte del presidente della Repubblica: ma più forte è stato il sopravvivere delle peggiori logiche conflittuali tra le forze politiche. Diffidenza reciproca, ambiguità di posizioni continuamente mutevoli, tatticismo esasperato: nessuno potrà fare a meno di darne conto ai cittadini-elettori e la politica nel suo insieme rischia di pagare un prezzo pesante per questa sordità”. Secondo Napolitano, si andrà al confronto elettorale “mentre il governo dimissionario provvederà, nell'ambito dei suoi poteri, ad attuazioni dovute a leggi già in vigore. Ma non si pensi di poter nascondere agli elettori tutto quello che è rimasto irrisolto di decisivi nodi politico-istituzionali venuti al pettine più che mai nel corso dell'ultimo anno”. Essi, ha aggiunto il presidente della Repubblica, “si sono presentati in un tale intreccio e groviglio che anche interventi generosamente tentati con il concorso di un governo a termine e dominato da assorbenti emergenze come quello presieduto da Monti hanno sortito effetti solo iniziali o sono stati neutralizzati nella stretta finale della legislatura”. Per esempio, spiega ancora Napolitano, è stato possibile aprire “con determinazione e accortezza, ma è stato solo un inizio, il capitolo di norme più efficaci contro la corruzione, fonte di ormai insopportabile discredito e danno per il nostro paese. Si è portato avanti un faticoso esercizio di revisione del pletorico retaggio storico delle province, ma non ce la si è fatta a raggiungere il traguardo”.