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MANOVRE A DX/ Berlusconi-Maroni, ad Arcore va in tavola il "piano B"

Pubblicazione:martedì 18 dicembre 2012

Roberto Maroni e Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Roberto Maroni e Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Ufficialmente l’obiettivo del Cavaliere rimane quello alto e nobile di offrire a Mario Monti il ruolo storico di federatore dei moderati. Ma da Palazzo Chigi il silenzio continua, ed è un silenzio che non promette nulla di buono. Da qui la necessità di tenersi pronti a un piano B, quello di vendere cara la pelle, puntando tutte le fiches sull’ingovernabilità del futuro Senato per rimanere nel gioco.

Solo la Lega può dare a Berlusconi questa forza e per ottenere ancora una volta il sostegno del Carroccio il Cavaliere è pronto a molti sacrifici. Non solo appoggiare la corsa di Roberto Maroni alla presidenza della Regione Lombardia, ma anche fare un passo indietro dalla candidatura a Palazzo Chigi, magari in favore di Angelino Alfano, che a Maroni piace un sacco. In questo la legge elettorale aiuta, perché parla di “capo della forza politica” e non di “candidato premier”.

Sono questi gli elementi messi sul piatto della trattativa di Arcore, che hanno consentito di riacciuffare la possibilità di un’intesa con la Lega che sembrava allontanarsi sempre più. Maroni è riuscito ad avere per il momento ragione dei falchi padani, che invocavano la corsa solitaria con la prospettiva di giocarsi sino all’ultimo voto con Ambrosoli la presidenza della Regione Lombardia, per il Carroccio assai più importante di qualche deputato in più o in meno.

Viste con gli occhi del Cavaliere le variabili in questo schema sono davvero tante e imprevedibili. Berlusconi ha cercato di recuperare qualche punto sul piano europeo, obbedendo - almeno formalmente - al diktat del Ppe. Potrà sempre dire di averci provato sul serio, mettendoci personalmente la faccia il televisione. Ma probabilmente non basterà. Monti difficilmente dirà sì a un’intesa con il partito del suo predecessore, perché troppo ingombrante e poco affidabile. E se ricorrerà all’escamotage del “memorandum per l’Italia”, cosa di cui si parla con insistenza, questo sarà probabilmente formulato in maniera tale da farsi dire di no dal Pdl.

Ecco la necessità di tenersi pronti a un piano B, per evitare di essere condannati alla marginalità e all’irrilevanza. Con la Lega al Nord la vittoria in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia al Senato è possibile. E con la Destra di Storace anche un’affermazione in Sicilia non è proprio fantascienza, come ha dimostrato il discreto risultato di Nello Musumeci alle recenti elezioni regionali. Potrebbe bastare a evitare una maggioranza di sinistra anche a Palazzo Madama (alla Camera è quasi scontata) e a sedere da protagonista al tavolo della formazione del prossimo Governo.


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COMMENTI
18/12/2012 - Il nostro "piano B" (claudia mazzola)

Mentre i politici studiano le loro mosse, in realtà succede altro: Gianfranco piccolo imprenditore, da 5 mesi non ha fatturato ed entrate remunerative per lui. Ora sono arrivati pure gli acconti tasse e iva, assolutamente non pagati e adesso che fa? Mi dice:"accendi tutti le luci luci, il riscaldamento, i computer, voglio che l'azienda sia viva lo stesso!". Toglieteci tutto ma non il cuore.