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SCENARIO/ A Napolitano il "pallino", a Monti "l'agenda"

Pubblicazione:martedì 18 dicembre 2012

Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Non ci sarà una candidatura diretta di Mario Monti, questo sembra (quasi) assodato. Ma c'è un crinale che oscilla tra una sorta di disimpegno attivo e un impegno di “patriottismo europeo” da consegnare alle forze politiche italiane. Probabilmente un documento, un programma, insomma la famosa “agenda” che dovrebbe coniugare il rispetto per i principi europei innanzitutto, ma anche la politica del rigore, dei conti in ordine e delle premesse di sviluppo e di crescita. Alla fine di questa considerazione, che si coglie in questi giorni di convulsione e da un discorso importante, scandito severamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cittadino italiano, l'elettore che cosa deve pensare: Monti si presenta o non si presenta? La domanda è troppo semplice, non adatta al Paese di Machiavelli e di Guicciardini e neppure di un certo retaggio bizantino. E forse anche di una caduta di “masticatori di politica”, di un certo dilettantismo nell'affrontare freddamente la realtà politici che ci si trova di fronte. Diciamo che dal discorso di Napolitano si comprende che Monti non è più un “uomo sopra le parti”, non è più il tecnico chiamato al capezzale dell'Italia in “agonia o in presunta bancarotta”. E' anche lui, il già rettore della Bocconi, un protagonista del futuro politico italiano e in questo momento probabilmente un “perno” su cui ruota tutto il nodo dei futuri equilibri politici. In questo momento, lunedì 17 dicembre 2012, a cinque giorni dall'infausta profezia del Maya, il professore “sta a metà”. Vedremo nei prossimi giorni, anche se ormai mancano meno di sessanta giorni al voto e c'è da passare le Feste. Stefano Folli, autorevole editorialista de “Il Sole24Ore”, afferma: “Probabilmente non ci sarà una lista Monti, una candidatura Monti. Ma il programma che il premier dimissionario lancerà nei prossimi giorni ha un aspetto politico che è rilevante. Napolitano ha preso atto di tutto questo e ha compreso che siamo entrati in una nuova fase. Si potrebbe dire, con il vecchio gergo politico, che il quadro è cambiato. Del resto la vera notizia è che Napolitano ha detto che, suo malgrado, sarà costretto a conferire l'incarico dopo le elezioni.

Si tratta, quindi, di aspettare il programma che scriverà Mario Monti?


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COMMENTI
18/12/2012 - 3 punti per lo sviluppo (Carlo Cerofolini)

Un vero programma che voglia portare sviluppo non può prescindere da questi punti: 1) portare la pressione fiscale totale al 33% (ora siamo al 55% sulle persone fisiche e fino al 70% sulle imprese) e così automaticamente rilanciare l’economia, l’occupazione, abbattere l’evasione fiscale e aumentare pure le entrate dello Stato, come dimostra anche la curva di Laffer; 2) ridurre la spesa pubblica dal 50% (circa 800 miliardi annui) del Pil al 35%, perché quando questa supera il 42% si va in recessione, eliminando sprechi e inefficienze, senza per questo incidere sui servizi; 3) avere come stella polare la massima di Nicolas de Chamfort che dice: “Prima che generosi occorre essere giusti”.