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SCENARIO/ Barenghi: Bersani teme Monti, anche se vince dovrà cedergli il posto

Pubblicazione:martedì 18 dicembre 2012

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Potrebbe. O anche un ruolo in ambito europeo. Ma la seconda offerta dipenderà molto meno da lui. Sta di fatto che Monti sembra decisamente più orientato scendere direttamente in politica, invece di attende offerte da parte di altri. Di sicuro, sarebbe un buon presidente della Repubblica. Ma la sua indole appare maggiormente incline a ruoli effettivamente operativi.

Perché, in ogni caso, Bersani dovrebbe cercare per forza un accordo con Monti?

Perché ha paura che si candidi. E che lo faccia, con ogni probabilità, con una lista di centro. Il che gli creerebbe qualche problema. Gli impedirebbe una vittoria che, fino ad oggi, è stata prevista a mani basse.

Eppure, la legge di elettorale è rimasta invariata. Posto, quindi, che il partito di Bersani arrivi primo, l’eventuale frammentazione non gli impedirebbe di ottenere il premio di maggioranza per potere governare.

Questo è vero solo alla Camera. Al Senato, il meccanismo elettorale prevede l'assicurazione del premio di maggioranza su base regionale; a Palazzo Madama si potrebbe verificare, quindi, una situazione in cui nessuno goda di una maggioranza politica; la lista composta sotto le insegne dell’attuale premier risulterebbe determinante, e il Pd sarebbe costretto a stringere con essa un’alleanza. Ma, a quel punto, Bersani dovrebbe cedere il passo a Monti per la presidenza del Consiglio. E, magari, a fargli da ministro dell’Economia.

E il contrario?

Non è impossibile, ma altamente improbabile.

Nel Pdl, in molti seguirebbero la lista-Monti. Nel Pd?

Anche. Gran parte dei cosiddetti moderati del Pd, da Fioroni a Ichino, per intenderci, si aggregherebbero all’eventuale lista di centro capeggiata in prima persona o semplicemente benedetta da Monti.

Quanto potrebbe prendere una lista del genere?

Non credo più del 15%. Ma potrebbe essere quanto basta per impedire al Pd di conquistare entrambe le Camere. I timori di Bersani, quindi, restano legittimi. 

 

(Paolo Nessi)



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