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Politica

IL CASO/ Abbruzzese: i radicali non si ripresentano? L'"infinito" li ha smentiti

Marco Pannella (InfoPhoto) Marco Pannella (InfoPhoto)

Dietro le perplessità di Emma Bonino c’è la consapevolezza di una società nella quale l’individualità non si è tradotta in assunzione di responsabilità, in preoccupazione per l’altro, ma in semplice autoreferenzialità. Il superamento dei vincoli non si è coniugato con una nuova dinamica fondativa. Il soggetto liberato non sembra aver fatto uso della sua libertà per emanciparsi; la levata delle proibizioni non ne ha incrementato la progettualità, almeno non come si credeva e non quanto si auspicava. Proprio per questo l’Italia laica non ha significato necessariamente l’Italia emancipata dal potere, pronta ad investirsi nella partecipazione democratica.

Affinché si sviluppino partecipazione e responsabilità occorre che la democrazia si coniughi con la progettualità, occorre cioè che la libertà che la democrazia rende possibile, alimenti i progetti di vita di ciascuno, serva cioè a costruire e ad edificare. Una libertà senza progettualità, dove all’io fondatore responsabile si sostituisce un io in fuga dalle responsabilità collettive, cioè un “io minimo”, non porta affatto ad una società laica come Emma Bonino poteva concepirla, ma semplicemente ad un aggregato di soggetti narcisisticamente piegati sul proprio interesse personale ed altrettanto indifferenti a qualsiasi destino collettivo. Ora, per quanto sia discutibile formulare un simile giudizio, non c’è dubbio che mai come adesso la crisi della politica incroci un ambito ben più vasto di indifferenza strutturale.

Ma il recupero della progettualità si alimenta di principi alti, di riconoscimenti di una natura che non si risolve nel quotidiano. Affinché i margini di libertà si convertano in progetti di vita, dei quali la partecipazione politica è solo uno degli aspetti, occorre che sia riconosciuta e legittimata una tensione dell’uomo verso l’infinito. Occorre che, da qualche parte, esistano un Vero ed un Bene, non relativi. Occorre che ci sia una natura umana da coltivare che non sia riducibile ad una semplice costruzione mentale, magari socialmente condivisa. Relativizzare tutto, ridurre la realtà al privato quotidiano, ritenere che tutto si chiuda nel perimetro della propria esistenza personale, sono le basi per qualsiasi dimissione, anche dalla politica.

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