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SCENARIO/ 1. Il "patto" Monti-Bersani per le elezioni e il nuovo Governo

Due domande restano senza risposta dopo le ultime giornate vissute tra tanti movimenti sullo scacchiere politico italiano, specie sul futuro del Premier. L’analisi di ANGELO PICARIELLO

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

Al termine di una delle più confuse giornate della politica italiana, ieri, al netto della data delle elezioni individuata nel 24 febbraio, due domande restavano a mezz’aria, prive di risposta, a poco più di due mesi dall’apertura delle urne. La prima: ma com’è possibile che all’apice della confusione politico-economica lo spread si ritiri d’un colpo sotto la fatidica quota 300, dopo la fiammata seguita alle pre-dimissioni di Monti? La seconda: ma che cosa passa per la testa di Mario Monti, che ha governato col sostegno di (quasi) tutti, per indurlo ora a partecipare a una competizione elettorale che - se gli andrà bene - potrà portarlo a conseguire al massimo un 20-25%?

Partiamo dal primo interrogativo. Al di là della congiuntura internazionale un po’ più tranquilla, l’abbassamento del differenziale fra il rendimento dei titoli del nostro debito pubblico e quelli della locomotiva tedesca (soldi in meno per le nostre tasche, non smetteremo mai di ricordarlo) vuol dire solo una cosa: la paura-Berlusconi, che aveva con il suo ritorno appesantito i mercati con tutta la sua carica di populismo antieuropeo e anti-Monti, tale non è più: il Cavaliere dopo i primi timori non è più accreditato, evidentemente, di possibilità di successo o anche di condizionamento dello scenario politico. Ma se Berlusconi non fa più paura, chi e che cosa tranquillizza i mercati? E, soprattutto, è qualcosa che può contribuire a tranquillizzare anche noi, che tranquilli non siamo per niente?

Un segnale in questo senso, tanto per iniziare, è venuto ieri dal Pd, il partito più accreditato da tutti i sondaggi. Che ora conta anche sulla sponda di Napolitano, il quale ha avvertito che l’incarico lo darà lui e al partito che avrà più voti. Il segnale è arrivato da Bruxelles, dove Pier Luigi Bersani è andato a rassicurare i vertici europei sul mantenimento degli impegni. «Con Monti collaboreremo in ogni caso, qualunque decisione prenda», ha preso l’impegno il segretario del Pd. Indicativo, però, è anche l’intervento, arrivato quasi in contemporanea da parte del responsabile economico del partito Stefano Fassina: «Monti non può essere il nostro ministro dell’Economia», avverte, rivelando così il tam tam che circola nel Pd.

Spinge proprio per questa soluzione, nel Pd, un’area particolarmente attenta alle posizioni dell’attuale premier, che non resterebbe insensibile, altrimenti, all’appello che Monti si appresta a fare, entro fine anno, forse già prima di Natale. In sostanza, un’area ampiamente penalizzata dalla contesa sulle candidature nelle primarie, o otterrà garanzie di linea politica (e l’Economia a Monti o a un suo uomo sarebbe la massima delle garanzie) o potrebbe scegliere di condizionare il Pd dall’esterno passando direttamente sotto le insegne delle liste per Monti.


COMMENTI
20/12/2012 - E i principi non negoziabili dei cattolici? (Carlo Cerofolini)

Articolo interessante, però mi chiedo e chiedo come la mettiamo per i cattolici, che si dicono osservanti, con quanto ha scritto nei programmi la compagine Pd e Sel (Bersani + Vendola) riguardo a: eutanasia, eugenetica, nozze omosessuali, adozioni per coppie omo, ecc.. che per la Chiesa Cattolica sono improponibili perché fanno parte dei principi non negoziabili ma non per Pd e Sel? E poi, se mi è consentito, riguardo ai pronostici legati alle prossime elezioni, vorrei citare quanto affermava Lao Tsé: “Chi sa non predice e chi predice non sa” e il popolo quando si esprime liberamente è sovrano, sempre, lo ricorda anche la nostra Costituzione, definita come la più bella del mondo. O no?