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IL FATTO/ L'Ue "condanna" l'Italia ad aiutare 230mila imprese non profit (anche cattoliche)

Pubblicazione:venerdì 21 dicembre 2012

Il Parlamento Ue Il Parlamento Ue

Ammesso che fosse mai esistita, ora è chiaro a tutti come non esista più la scusa dell’Europa per mascherare la confusione che impedisce di prendere delle decisioni. La Commissione europea ci sta chiaramente dicendo che abbiamo tutto il diritto e forse anche il dovere di consentire corpose agevolazioni al terzo settore e quindi alla società civile. Tocca a noi individuare le modalità migliori affinché questo possa interessare in maniera uniforme le oltre 230 mila organizzazioni non profit in Italia e i 750 mila lavoratori retribuiti da questo settore. Abbiamo anche un altro compito, altrettanto decisivo: quello di contribuire in maniera concreta all’interpretazione delle parole della commissione europea per dare le giuste garanzie per una vera svolta sussidiaria.

 

Ho già presentato una richiesta di audizione della Commissione europea in sede parlamentare per affrontare il tema dell’esenzione Imu in Italia e per entrare nel merito della definizione di ‘attività non commerciale’ realizzata dagli enti non profit, soprattutto nel settore istruzione e formazione. Dobbiamo difendere il nostro sistema di welfare, l’unicità della nostra rete di imprenditoria sociale, la libertà educativa per le famiglie, l’assistenza ai bisognosi e ai malati. Siamo ad un punto cruciale della storia italiana ed europea. Le istituzioni sono frutto di un patto di libertà nella storia. Se sul piano politico e delle istituzioni prevarranno la paura e i tatticismi il progetto in cui crediamo sarà messo in serio pericolo. La mancanza di solidarietà porta ad azioni dettate dall’egoismo in cui il sistema della rendita politica prevarica sulle ragioni della sussidiarietà. Dobbiamo affermare senza timore il modello di uno sviluppo in cui al centro c’è la persona e non la rendita politica, la persona e non l’ansia di controllo delle istituzioni.



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