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IL FATTO/ L'Ue "condanna" l'Italia ad aiutare 230mila imprese non profit (anche cattoliche)

Per MARIO MAURO, l’Unione Europea si aspetta che l’Italia decida al meglio come valorizzare il no profit, che rappresenta una risorsa indispensabile per la ripresa economica del Paese

Il Parlamento Ue Il Parlamento Ue

Nonostante il parere negativo della Commissione europea nei confronti delle vecchie norme italiane sull’Ici, per la prima volta nella storia l’Unione europea non sanziona quello che è considerato a tutti gli effetti un aiuto di Stato. La decisione di non recuperare il denaro non versato è stata presa perché è «oggettivamente impossibile determinare quale porzione dell’immobile di proprietà dell’ente non commerciale sia stata utilizzata esclusivamente per attività non commerciali” e quale sia stata la porzione utilizzata per attività ritenute "di natura non esclusivamente commerciale".

Da tempo in sede europea si lavora in questa direzione. Lo dice chiaramente il documento del 2011 della Commissione europea sull’«iniziativa per l’imprenditoria sociale», nel quale si riconosce il valore dell’impresa che non produce utili ma crea valore sociale. Recentemente anche il Parlamento europeo si è mosso in tal senso: la risoluzione approvata il 4 ottobre 2012 afferma la libertà di scelta educativa delle famiglie come diritto inviolabile. La decisione presa mercoledì dalla Commissione europea in merito agli sconti Ici concessi agli enti no-profit chiude una partita che andava avanti da oltre 2 anni. Le nuove normative italiane, comprese le agevolazioni, sono in linea con le direttive comunitarie. Secondo il Commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia le entità non profit “rivestono un importante ruolo sociale, che è riflesso dal regime italiano di imposizione fiscale sugli immobili”.

Almunia ha anche precisato che “quando queste operano sullo stesso mercato degli attori commerciali dobbiamo essere sicuri che non beneficino di vantaggi non dovuti, e non è questo il caso”. Non ci sarà alcuna sanzione nei confronti del nostro paese e non ci sarà alcuna ragione per forzare le realtà senza scopo di lucro al pagamento della tassa sugli immobili. Dopo questo importante riconoscimento di Bruxelles del ruolo del terzo settore per l’economia, tocca ora alla politica nazionale sfruttare l’occasione. L’Europa si aspetta che l’Italia decida al meglio come valorizzare questa risorsa indispensabile per la ripresa economica del paese.