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J'ACCUSE/ Il giurista: firme e liste pulite, Bersani e Berlusconi vogliono il caos

Il Parlamento blocca sulla dirittura d'arrivo il decreto sulle Liste pulite e quello sulla raccolta firme per le elezioni. Secondo ALDO LOIODICE la responsabilità è dei partiti

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Ultimi giorni di legislatura, ultimi giorni nel caos. Due dei provvedimenti più significativi per quello che sarà il prossimo Parlamento sono infatti stati bloccati proprio in queste ore dopo che sembravano essere felicemente in dirittura di arrivo. Si tratta del decreto Liste pulite, bloccato dal presidente della commissione Bilancio del Senato, e di quello sulla raccolta di firme fermato invece dalle minacce del Pd. I motivi non sono del tutto chiari (per quanto riguarda il decreto sulla legge elettorale, il Pd si dichiara contrario all'emendamento che permette la raccolta di firme per i gruppi che si costituiscono entro la fine della legislatura). Ilsussidiario.net ha chiesto un parere su questa situazione al giurista Aldo Loiodice, che parla apertamente di problemi politici e non costituzionali e di ingiustizia da parte dei gruppi già presenti in Parlamento. "Stiamo assistendo a un fatto ben preciso" ci ha detto "per quanto riguarda la raccolta firme, e cioè il tentativo da parte dei partiti esistenti di non voler consentire l'ingresso di nuove forze politiche. Non lo vuole Bersani e non lo vuole Berlusconi. Per quanto riguarda invece il decreto Liste pulite, siamo davanti a una presa in giro: con tutti gli errori giudiziari che ci sono in Italia e gli abusi di certe indagini, come facciamo a dire che è più onesto uno che non è mai stato condannato pur essendo notoriamente un delinquente, rispetto a uno che è stato ingiustamente condannato perché poi assolto?". 

Approfondendo la questione, Loiodice spiega che quello a cui ci troviamo davanti sono tensioni politiche e costituzionali che si mescolano per via del poco tempo a disposizione per presentare le liste nuove: "i politici in Parlamento sono notevolmente avvantaggiati, non avendo bisogno di raccogliere firme. Ma attenzione, perché c'è un articolo della Costituzione, l'articolo 3, che dice chiaramente che tutti i cittadini hanno diritto a concorrere per determinare la politica nazionale. Ma se soltanto quelli che sono in Parlamento possono presentarsi comodamente, partiti che poi sono anche in pieno sfacelo, e gli altri non si potranno presentare, saremo costretti a subire la permanenza di questi partiti in sfacelo. Non è un qualcosa di conforme alla Costituzione". 

Loiodice ricorda come questo modo di agire sia sempre stato la consuetudine, ma oggi con partiti in Parlamento che hanno percentuali ridottissime si nega invece la possibilità di entrarci a chi ha un consenso popolare molto più ampio, che piacciano o no movimenti come M5S. "Bisogna agevolare anche chi è fuori del Parlamento" dice "facendo presentare con tempi rapidi le loro firme. Si potrebbe ad esempio permettere di non raccogliere le firme a tutti coloro che non solo sono in gruppi consiliari regionali (norma che peraltro sarebbe stata bocciata in queste ore) ma anche nei consigli comunali. Estendere cioè la stessa facilitazione che hanno i partiti in Parlamento anche a chi presenta un minimo di consistenza sul territorio". Per il giurista "il fatto è che siamo danneggiati dalle liste bloccate dove si stabilisce dall'alto chi sarà eletto. Non è giusto".