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MONTI BIS/ Franchi: Napolitano può fare come Pertini con Spadolini e Craxi

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Giorgio Napolitano con Mario Monti (InfoPhoto)  Giorgio Napolitano con Mario Monti (InfoPhoto)

Quel giorno, con ogni probabilità, indicherà un’agenda per la prossima legislatura. Che non consisterà unicamente nel mantenimento degli impegni assunti e nell’invito e proseguire quanto fatto finora, ma nell’individuazione di una serie di riforme e di provvedimenti ben più radicali, attraverso cui trasformare il Paese. Sarà attorno a questo documento che si produrrà l’aggregazione di realtà anche tra loro molto diverse, principalmente quelle che animano attualmente il panorama centrista e i fuoriusciti del Pdl.

Quanto potrebbe ottenere un’aggregazione del genere?

Difficile stabilirlo. Anche perché, spesso, le proiezioni vengono effettuate sulla base degli indici di gradimento personale nei confronti del presidente del Consiglio. Una cosa ben diversa dalle previsioni circa una coalizione guidata da lui.

Sembra che, comunque vada, potrebbe impedire al centrosinistra di conquistare il Senato.

Guardi, credo che Bersani, anche nel caso in cui riuscisse a ottenere una maggioranza pure a Palazzo Madama, cercherebbe una qualche forma di intesa con Monti. Se, invece, conquistasse solo la Camera, l’accordo sarebbe pressoché obbligato. Non è escluso, quindi, che l’incarico possa essere nuovamente conferito a Monti. E che, dopo uno o due anni, ceda il posto a Bersani per assumere un ruolo di prestigio in Europa. Il fatto che la campagna elettorale di Monti sarà, presumibilmente, dai toni contenuti potrebbe facilitare la trattativa.

I recenti interventi di Napolitano potrebbero agevolare l’ipotesi?

Quando il presidente della Repubblica ha affermato che l’incarico sarà conferito in seguito alle consultazioni, e non automaticamente al leader del partito che arriverà primo alle elezioni, si è limitato a puntualizzare i termini della questione rispetto alla prassi costituzionale. Ha semplicemente ammesso la possibilità, laddove al Senato non vi fosse un maggioranza. In tal senso, nella lettera alla Stampa di mercoledì, si è riferito implicitamente a due precedenti: Pertini conferì l’incarico di presidente del Consiglio prima a Spadolini e, in seguito,  a Craxi (due volte) perché, all’epoca, al partito di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana, per una serie di problemi interni sarebbe stato impossibile esprimere un premier.

 

(Paolo Nessi)



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