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Politica

MONTI BIS/ Franchi: Napolitano può fare come Pertini con Spadolini e Craxi

Per PAOLO FRANCHI quando Monti scioglierà le riserve sarà decisivo ciò che dirà, perché rappresenterà l’agenda politica attorno a cui si aggregheranno le forze che vogliono sostenerlo

Giorgio Napolitano con Mario Monti (InfoPhoto)Giorgio Napolitano con Mario Monti (InfoPhoto)

Pochi giorni ancora, e l’approssimazione che sta connotando l'attuale fase politica, in cui tutte le opzioni sono possibili, lascerà il posto a un quadro nitido; tra sabato e domenica Monti darà l’annuncio ufficiale della sua discesa in campo. Allora, si capirà se si candiderà, in che forma (direttamente o concedendo il suo nome in uso a una lista o una coalizione di liste) e con chi. Nel frattempo, sembra che per lui la campagna elettorale sia già iniziata. «Penso che sarebbe irresponsabile dissipare i tanti sacrifici che gli italiani si sono assunti. Tredici mesi fa l’Italia aveva febbre alta e non bastava un’aspirina, ci voleva una medicina amara non facile da digerire ma assolutamente necessaria per estirpare la malattia. Siamo solo all’inizio delle riforme strutturali», ha dichiarato intervenendo di fronte alla platea degli operai Fiat dello Stabilimento di Melfi, in occasione del lancio di due nuovi modelli. Paolo Franchi ci spiega qual è lo scenario più verosimile.   

Monti competerà per Palazzo Chigi?

Escluderei, tanto per cominciare, una sua candidatura diretta. Ma, nella campagna elettorale, ci sarà, eccome.

Perché esclude la candidatura diretta?

Perché è senatore a vita

Andreotti, nel 2001,fondò Democrazia Europea e si candidò.

Certo. Ma, posto che l’ostacolo non sia insormontabile, non dobbiamo dimenticare che il suo gesto rappresentò uno strappo bello e buono rispetto alla prassi. L’ipotesi, inoltre, nel caso di Monti sarebbe complicata dalla piega che assunsero gli eventi all’indomani della caduta dell’ultimo governo Berlusconi: il professore della Bocconi, infatti, fu nominato senatore a vita pochi giorni prima di ricevere l’incarico di presidente del Consiglio. In quelle circostanze drammatiche, si ritenne che la nomina senatoriale avrebbe rappresentato la garanzia che, alla conclusione della legislatura, non si sarebbe derogato dall’idea in base alla quale gli schieramenti politici avrebbero ripreso a fare il loro mestiere a pieno titolo.

Posto che non si candidi, quindi, che alternative si prospettano?

Con probabilità, ci saranno diverse liste che correranno sotto le sue insegne. Che siano una, due o tre, oppure una sola al Senato, e diverse alla Camera, poco conta. Così come il giorno in cui scioglierà le riserve, e comunicherà le sue intenzioni. Potrebbe essere sabato, ma anche domenica. L’importante è ciò che dirà.

Cosa intende?