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AGENDA MONTI/ Cosa c'e scritto nel programma dell'ex premier

Pubblicazione:lunedì 24 dicembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Agenda Monti: ieri sera parlando in televisione il segretario del Pdl Alfano lamentava di averla cercata sulla Rete, dove Monti nella sua conferenza di fine anno aveva detto l'avrebbe resa disponibile, senza trovarla. Oggi è invece possibile anticipare i punti principali del programma che, come detto da lui stesso, l'ex premier mette a disposizione di quelle forze politiche vorranno farla propria. Con l'avvertenza, comunicata sempre da Monti, che chi la volesse farla propria deve seguirla senza eccezioni. Se ciò accadrà, lo sapremo solo fra qualche mese. Intanto vediamone i punti principali.
"Un'agenda per un impegno comune, cambiare l'Italia, riformare l'Europa" è il titolo, primo contributo a  una riflessione aperta. Si comincia con il primo punto, "Italia, Europa, costruire un'Europa più integrata e solidale contro ogni populismo". Viene sottolineato come la crisi economica abbia dato una accelerazione al processo di integrazione europea. Una fase di rifondazione di cui l'Italia deve essere protagonista: "L'Italia deve battersi per un'Europa più comunitaria e meno intergovernativa, più unita e nn a più velocità, più democratica e meno distante dai cittadini". Rifiuto di populismo, xenofobia e intolleranza, oltre i pregiudizi nazionalistici e le discriminazioni. Due punti poi spiegano cosa l'Italia deve chiedere all'Europa e viceversa. Nel primo punto. L'Italia deve chiedere "politiche orientate a una maggiore attenzione alla crescita basata su finanze pubbliche sane, un mercato interno più integrato e dinamico, maggiore solidarietà finanziaria". Invece l'Italia nei confronti dell'Europa deve abituarsi a un maggior controllo delle proprie politiche economiche.
Il secondo punto dell'agenda invece si intitola "La strada per la crescita": in esso si spiega come la crescita non può nascere dal debito pubblico ma solo con finanze pubbliche sane. Sarà allora necessario attuare in modo rigoroso a partire dal 2013 il principio del pareggio di bilancio strutturale: ridurre lo stock del debito pubblico; ridurre a partire dal 2015 lo stock del debito in misura apri a un ventesimo ogni anno fino a raggiungere l'obbiettivo del 60% del prodotto interno lordo; proseguire con la valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico;. E ancora: la riduzione e il riequilibrio dei carichi fiscali, l'eliminazione degli sprechi con la valorizzazione degli investimenti produttivi (la spending review che significa "migliore spesa" e non solo "meno spesa"), pubblica amministrazione più agile, più efficiente usando meglio i fondi strutturali europei.  Sarà poi necessario continuare la stagione delle liberalizzazioni e rivitalizzare la vocazione industrial italiana. Importante quindi proiettare le imprese italiane sui mercati internazionali e riaprire il paese agli investimenti esteri. In questa sezione viene anche sottolineata l'importanza dell'istruzione, della formazione professionale e della ricerca riducendo ad esempio il tasso oggi troppo alto di abbandono scolastico. 


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