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SCENARIO/ Che cambiamenti porterà l'agenda Monti per gli italiani (e i partiti)?

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Monti intende sparigliare il gioco, rompere gli schemi e proporre nuove prospettive.Tutti constatiamo che le vecchie regole non funzionano più, che la classe politica è incapace di riformarsi e che le resistenze corporative sono più forti che mai. Altro che conservatori: occorre essere innovatori radicali.

La prima rivoluzione consiste nel cambiare il concetto di politica, non più legata al semplice esito elettorale ma alla trasformazione  della realtà. Monti ci ha ricordato che lui ha sempre fatto politica, cioè cambiato il modo di guardare alla realtà, di giudicare, di agire, prima come professore e poi come commissario europeo. Se le votazioni sono la semplice fotografia e la ratifica della situazione non possono risolvere i problemi che richiedono un profondo cambiamento. Non è sufficiente il ricorso al voto. Le elezioni non hanno, di  per sé, la forza di cambiare e risolvere i problemi. Anche l’alternanza tra destra e sinistra, come dimostra ampiamente la situazione italiana, non basta a progredire. Occorre passare dagli schieramenti ai contenuti. Per troppo tempo ci si è combattuti per sostenere un leader anziché un altro e molto spesso l’elemento caratterizzante di tutta la campagna era impedire la vittoria dell’avversario. Questa estrema personalizzazione è anche il modo per coprire l’assenza di contenuti o la loro scarsa credibilità. Monti sottolinea che è più importante cosa si fa di chi fa.

La sua agenda costituisce un elemento di confronto e di dibattito che sarà utilissimo per conoscere meglio anche gli altri interlocutori. Da qui al 24 febbraio possono cambiare tante cose. Innanzi tutto la sua proposta non è alla destra o alla sinistra e neppure al centro, ma si rivolge alla società civile, una realtà spesso trascurata e continuamente sottoposta a ricatti. Questa società deve votare con il porcellum, pagare per gli sprechi  e le inefficienze della classe politica, si trova sempre di fronte ad una montagna di giustificazioni in base alle quali non si può mai fare nulla. Non si possono fare i tagli per la spending review (scandalosa la sentenza del TAR del Lazio che impedisce il recupero di un miliardo di costi nella sanità, vanificando gran parte del lavoro di Bondi), non si possono ridurre i compensi degli alti magistrati perché il loro taglio è incostituzionale (mentre passa il taglio delle indennità per l’accompagnamento dei disabili), paghiamo costi altissimi per i rifiuti che non riusciamo a smaltire e che spediamo all’estero.

Questa società non vuole nuovi schieramenti, nuove alleanze, nuovi accordi politici. Vuole un profondo rinnovamento da parte di persone credibili, disponibili a “salire” in politica per restituire a questa funzione il prestigio che dovrebbe avere. Non è disponibile ad accettare i diktat del Berlusconi o del Grillo di turno, è pronta ad impegnarsi ed a sacrificarsi a condizione di vederne l’utilità.


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