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PIETRO GRASSO/ Mi candido da tecnico, per riformare la giustizia

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Pietro Grasso, ex Pm antiterrorismo attualmente fuori ruolo, ha definitivamente sciolto le riserve e fatto chiarezza circa la sua discesa in campo. Dopo aver fatto domanda di aspettativa per motivi elettorali al Csm, e annunciato la sua candidatura con il Pd, ha spiegato, in un conferenza stampa con Bersani, le ragioni della sua scelta. A scanso di equivoci, a chi potrebbe rinfacciarli che in passato, pur non escludendo un impegno diretto, si era detto disponibile a gareggiare esclusivamente con una lista civica, ha precisato i termini della questione. Spiegando che la decisione è sopraggiunta poco prima di Natale. Grasso, dopo aver trascorso una settimana in compagnia del figlio e del nipote di sei anni, ha capito che è suo dovere fare qualcosa per assicurare ai giovani un futuro migliore. Non solo. Un ragazzino di una scuola elementare, durante uno dei suoi numerosi incontri, gli ha chiesto, a lui che invitata a prendere posizione e decidere da che parte stare:  «perché lei non fa altrettanto». Perché, poi, proprio con il Pd? Semplice. Altrove, l’offerta politica è incerta, ancora non si conoscono le composizioni e i candidati delle coalizioni di centro e di destra. Il partito di Bersani, invece, è solido, strutturato, e indica una chiara prospettiva. Fondamentale, per Grasso, la richiesta del pensionamento, originata dalla volontà di entrare in politica da cittadino, e non da magistrato. Onde evitare di creare nell’opinione pubblica l’impressione di una certa ambiguità rispetto al suo ruolo. Non tornerà, quindi, in magistratura. Nonostante vi sarebbe potuto rimanere fino al 2020. «Dopo 43 anni in magistratura, un percorso si è completato. Ho conosciuto la lotta alla mafia dall’interno. E penso di poter mettere a servizio la mia esperienza, per un Paese che ha raggiunto il massimo della confusione», ha dichiarato, sottolineando come, da magistrato, abbia più volte messo a disposizione le sue idee per la politica, nessuna della quali, in pratica, è stata mai concretamente realizzata. Nel merito, dicendosi convinto che da tecnico potrà suggerire una serie di progetti che vantano, nel Paese, larga condivisione, ha parlato di una riforma generale del sistema giustizia. A partire da quella civile. Non è possibile, ad esempio, che una causa duri 12 anni, o che quando un’azienda non riesce a recuperare i crediti dalle pubbliche amministrazioni si trovi sovente costretta a mettersi nella mani della criminalità organizzata. 



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