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SONDAGGI/ Monti, lista unica o liste separate? Ecco quanto vale la "salita" del prof

Pur avendo annunciato la sua “salita” in politica, Mario Monti non ha ancora sciolto le riserve riguardo il modo con cui si presenterà alle elezioni. Ne parliamo con ALESSANDRO AMADORI

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«Quello che si sta delineando è un quadro ancora molto fluido. Pur avendo annunciato la sua “salita” in politica, infatti, Monti non ha ancora sciolto le riserve riguardo il modo con cui intende presentarsi alle prossime elezioni». Al momento le ipotesi in campo, come ci spiega il sondaggista Alessandro Amadori, direttore e fondatore dell’istituto di ricerca Coesis, sono fondamentalmente due: un rassemblement di varie liste “federate” che porti avanti lo stesso Monti come candidato premier, oppure la formazione di una lista unica in cui possano confluire i vari partiti e movimenti che lo sostengono. Quella tra la prima e la seconda formula, continua a spiegare Amadori, non è una differenza da poco: «L’ipotesi liste federate è tutto sommato più sicura, essenzialmente perché si basa su marchi e simboli già esistenti, uno su tutti quello dell’Udc, indubbiamente molto noto. Lanciare un nuovo simbolo, invece, è sempre un’operazione molto complessa: tendiamo spesso a sottovalutare il rapporto di riconducibilità e di affezione che gli elettori hanno coi simboli, ma è un errore non tenerne conto». Per fare un esempio relativo al recente passato, «quando tutta l’area della sinistra decise di unirsi sotto l’unica insegna della Sinistra Arcobaleno, alla fine il risultato ottenuto fu di gran lunga inferiore alla somma delle singole liste precedenti. Anche l’Unione di Prodi, che cambiò simbolo poco prima delle elezioni del 2006, perse molti voti rispetto alla somma dei voti possibili proprio per il mancato riconoscimento del simbolo da parte degli elettori».

Insomma, da una parte l’ipotesi liste federate è certamente più conservativa ma anche molto meno rischiosa, mentre dall’altra l’eventuale creazione di una lista unitaria potrebbe in teoria aprire a più potenziale ma anche esporre a dei rischi evidentemente maggiori: «Oltre all’assenza di un simbolo noto, infatti, si sceglie di puntare tutto su una sola persona che può piacere come non piacere, il che è chiaramente limitante. Al contrario, un partito ha comunque delle possibilità di presa più ampie e in ogni caso meno segmentanti. Resta però il fatto che, anche se saggezza vorrebbe che si venisse a creare la prima ipotesi, una lista unitaria sarebbe certamente più facile da raccontare in chiave di comunicazione elettorale». Amadori commenta poi il recente sondaggio commissionato da Montezemolo che assegnerebbe al neonato movimento una forza pari al 19-21%: «Credo che la stima effettuata sia troppo alta. Ovviamente non perché non creda ai risultati del sondaggio, ma perché è necessario distinguere tra voto potenziale e voto effettivo, e questo vale per ogni nuova formazione che si viene a creare: infatti, ogni volta che nasce un soggetto nuovo, questo tende ad aggregare un voto potenziale decisamente più ampio di quello effettivo. Basti pensare a Fli che, a suo tempo, sembrava potesse contare sul 4-8% del consenso elettorale complessivo, mentre ora sappiamo che, se va bene, vale il 2,5-3%».