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UFFICIO PARLAMENTARE DI BILANCIO/ Baldassarri (Fli): un'autorità che rischia di nascere "zoppa"

Pubblicazione:venerdì 28 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 28 dicembre 2012, 9.53

Palazzo Madama Palazzo Madama

Dopo 34 anni di tentativi andati a vuoto, il Senato ha approvato l’Ufficio parlamentare di bilancio, un’alta autorità il cui compito è valutare che l’indebitamento da parte dello Stato rimanga entro i limiti previsti dalla legge. Secondo Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze e tesoro al Senato, si tratta però di una vittoria a metà, perché la scelta di affidare l’organismo a tre membri, anziché a uno solo, di fatto riapre alle classiche spartizioni di potere anziché alle scelte tecniche di un’autorità indipendente.

 

Come è nata l’idea di un’alta autorità sul bilancio?

 

E’ una delle battaglie condotte, insieme all’amico Beniamino Andreatta, fin dal 1978 quando proponemmo, lui da parlamentare e io da economista, l’istituzione dell’alta autorità sulla finanza pubblica. A ispirarci era la figura del direttore generale del Congressional budget office, che è l’autorità americana che riferisce direttamente al Congresso federale. Allora fu impedita questa riforma fondamentale, che se fosse stata adottata nel 1978 avrebbe impedito la situazione tragica in cui ci troviamo oggi, soprattutto in termini di debito pubblico.

 

Sbaglio o dopo quella sconfitta lei non si è arreso?

 

Da quando nel 2001 sono entrato in politica, ho proposto almeno due volte l’istituzione dell’alta autorità sulla spesa pubblica. Entrambe le volte la mia iniziativa è stata respinta con grande fermezza dal precedente ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e l’effetto è stato che negli ultimi 5 anni il debito pubblico è aumentato di 500 miliardi. L’ultima volta è stata presentata al Senato il primo agosto insieme a 42 senatori, ma è stata messa su un binario morto.

 

Infine però la proposta è diventata legge …

 

Il provvedimento è stato approvato la settimana scorsa, e finalmente istituisce un ufficio studi con diretto riferimento al Parlamento. Finora l’ufficio che doveva dare i giudizi sulle leggi era esclusivamente la ragioneria generale dello Stato, che è all’interno e alle dipendenze del ministro dell’Economia. E’ evidente quindi che nonostante il grande merito tecnico della ragioneria, da un punto di vista di architettura istituzionale è una situazione palesemente anomala. E’ il Parlamento infatti che deve esprimere la valutazione sugli effetti delle leggi, e non un organo dipendente dal governo.

 

E’ soddisfatto del nuovo testo di legge?


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