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LISTA MONTI/ Il Prof. getta il sasso nello stagno chiuso di Berlusconi-Bersani

Mario Monti a sorpresa ha delineato l'architettura delle liste che lo appoggeranno come candidato premier alle elezioni. Come cambia il quadro politico? Ne parla PAOLO FRANCHI

Mario Monti (Foto: Infophoto) Mario Monti (Foto: Infophoto)

Mario Monti delinea i meccanismi che lo portano non solo a “salire in politica”, ma anche a gestire, partecipare alla campagna elettorale. Ieri è stata un'autentica giornata a tempo pieno per il professore premier dimissionario. Ha incominciato alla mattina, incontrando alcuni ministri del suo Governo, come Corrado Passera, poi per tutto il pomeriggio presiedendo un vertice, definito dalle televisioni “segretissimo”, a cui hanno partecipato vari protagonisti di quella che si sta configurando come una confederazione di centro. Insomma un “vertice di centristi”, a cui hanno partecipato Benedetto Dalla Vedova, Linda Lanizillotta, Pier Ferdinando Casini. Lo stesso Monti, nella conferenza stampa tenuta alla sera non se li ricordava nemmeno tutti. Ma ha sottolineato la presenza di quelli che possono essere definiti “new entry", come Mario Mauro che viene dal Pdl e Pietro Ichino che esce dal Pd. Ha parlato anche di Luca Cordero di Montezemolo, impossibilitato a venire perché all'estero.
Nella conferenza stampa, Monti è stato puntuale su alcuni punti essenziali: le non dimissioni dalla carica di senatore a vita, che suonerebbero come uno sgarbo verso il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e una sostanziale terzietà, l'immagine di un uomo legato a un programma europeista, alla sua “agenda”, un politico sopra le parti che gioca una partita nell'interesse del Paese piuttosto che di uno schieramento.
Pare che nel “vertice” molti abbiano insistito perché si candidasse direttamente con una sua lista, ma il professore ha preferito sponsorizzare o farsi sponsorizzare (questioni di sfumature) da questa nascente confederazione centrista, che dovrebbe presentarsi con liste differenti alla Camera e con una lista unica al Senato per via dello sbarramento alto previsto dalla vigente legge elettorale.
Paolo Franchi, autorevole editorialista de “Il Corriere della Sera”, anima di una vecchia sinistra riformista, ma osservatore freddo e acuto delle cose politiche italiane, guarda a questi passaggi e cerca di comprendere quello che può avvenire.
“Da quello che ho capito, mi pare che si faccia sponsorizzare, che accetti questa indicazione di candidatura che gli offrono dal centro. Non è comunque una partita facile e deve percorrere un sentiero che mi sembra stretto. Perché al momento siamo all'annuncio della campagna elettorale, ma poi si entra nel bailamme, nella rissa, dove non si risparmieranno colpi bassi”.

La polemica maggiore è con Silvio Berlusconi.
Starei attento a quello che si sta muovendo nel quadro politico. Certo, Berlusconi ha già radicalizzato la campagna elettorale e continuerà a farlo, contro la sinistra e contro il governo Monti. Ma il premier uscente deve fare attenzione a giocare una partita politica complessa anche con il Pd di Pier Luigi Bersani. Ho ascoltato la conferenza stampa di Monti di un paio di giorni fa, quando ha bollato come “forza conservatrice” sia la Cgil, sia il suo segretario Susanna Camusso, ottenendo nel giro di 24 ore una replica secca. Ora, se questo gioco si allarga ad altri settori del centrosinistra, può anche finire che si possa configurare la confederazione dei centristi come una forza alternativa al Pd. Questo non può certo essere accettato da Bersani e questo porterebbe a una radicalizzazione maggiore della campagna elettorale.

La “salita in politica” di Monti è stata quasi “benedetta” dal Vaticano, dopo l'articolo dell'Osservatore Romano e il nuovo elogio che gli ha fatto il Cardinale Bagnasco.
Devo dire che, indipendentemente, da questa presa di posizione del Vaticano, l'operazione viene vista da molti come una sorta di ripescaggio “neo-democristiano”. E' come se si volesse far passare il concetto che in Italia si può governare solo dal centro. Su questo punto io nutro delle perplessità. Anche i riferimenti che sono stati fatti a De Gasperi mi sono sembrati piuttosto forzati. Quel discorso a Parigi dello statista democristiano si svolgeva in un contesto differente. Si parlava del Trattato di pace e noi italiani eravamo quasi sullo stesso piano dei nazisti. L'Italia era considerata una nazione che aveva scatenato una guerra di aggressione.

Insomma, da quello che lei dice, questa operazione non la convince.