BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MAGISTRATI IN POLITICA/ Caldarola: Grasso nel Pd? Un candidato "civetta" per oscurare Ingroia

PEPPINO CALDAROLA spiega perché la decisione di candidare Pietro Grasso non sposterà molti voti. D’altro canto, le sue idee, in Parlamento, sono destinate a risultare ininfluenti

Pietro Grasso, Pierluigi Bersani - Infophoto Pietro Grasso, Pierluigi Bersani - Infophoto

In queste giorni, un po’ tutti gli schieramenti si stanno dotando di un magistrato di fiducia. A parte il Pdl, a dire il vero. Almeno per ora. L’estrema sinistra, salvo imprevisti, candiderà Antonio Ingroia. Il centro, posto che sciolga definitivamente le riserve, Stefano Dambruoso. E il Pd Pietro Grasso. Quest’ultimo, ad oggi, è quello che ha fatto maggior chiarezza circa la sua discesa in campo. In conferenza stampa con Bersani, ha spiegato che, dopo decenni di onorata carriera, ha ritenuto di poter meglio contribuire al bene del Paese in altre vesti. Competerà alle prossime Politiche per condurre, in Parlamento, le battaglie per la legalità e per la riforma della giustizia sinora condotte dal di fuori. La scelta è ricaduta sul Pd – ha detto - perché, altrove, l’offerta politica è incerta. Incerti sono i candidati e le composizioni delle coalizioni. Peppino Caldarola ci rivela le sue impressioni circa la convenienza del gesto e la ratio che ha guidato il Pd in questa scelta.

In generale, come valuta l’entrata di un magistrato in politica?

La scelta non mi pare opportuna. Nel corso di questi anni, si è a lungo discusso dell’impegno dei magistrati in politica, o di un loro impegno fuori dai luoghi in cui hanno esercitato la giurisdizione. Si è ipotizzato un periodo sabbatico tra l’esercizio del loro mestiere e la discesa in campo. Ebbene, nel caso di Grasso ci troviamo di fronte ad un magistrato che ha chiesto di essere pensionato; la vicenda, quindi, potrebbe ritenersi risolta. Resta il fatto che i magistrati in politica sono troppi. E la loro nutrita presenza induce la cittadinanza a temere, legittimamente, che quando costoro hanno affrontato dei casi rilevanti, lo abbiano  fatto avendo in testa la loro futura carriera, piuttosto che l’amministrazione equa della giustizia.

A maggior ragione, quindi, nel caso in cui, conclusa l’esperienza politica tornino in magistratura…

Certo. Nel momento in cui i magistrati si sono schierati, assumendo posizioni politiche e combattendo degli avversari, hanno inevitabilmente perso quella caratteristica di terzietà che dovrebbe contraddistinguere la loro azione giuridica.

Grasso ha detto che entrerà in politica da tecnico, portando in Parlamento la sua esperienza in magistratura