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SCENARIO/ Berlusconi e Bersani, il problema sta nel mezzo

Pubblicazione:sabato 29 dicembre 2012

Bersani, Alfano e Mario Monti (Foto: Infophoto) Bersani, Alfano e Mario Monti (Foto: Infophoto)

Da parte sua Silvio Berlusconi ha anch’egli caratterizzato il suo “ritorno in campo” essenzialmente come lotta alle posizioni di “centro” – non solo ex socialiste, ma anche ex democristiane – del Pdl. La dissidenza che è nata prima intorno ad Albertini e poi si è sviluppata con Mauro e Frattini ha come base il fatto che Berlusconi appare sempre più distante dai partiti popolari europei. In che cosa infatti è consistito in passato il primato – che gli avversari politici e mediatici faticano a riconoscere – di Silvio Berlusconi? Con Berlusconi per la prima volta l’Italia ha avuto un premier che era in grado di avere un “filo diretto” con Mosca e Washington e capace di sviluppare rapporti di amicizia e collaborazione con i paesi nordafricani, arabi e del Mediterraneo senza compromettere la politica di solidarietà con Israele. Questo è stato il “punto di forza” di Berlusconi che lo ha trasformato in un leader di primo piano del PPE. Tutto ciò è scomparso: per ragioni obiettive (il fisico venir meno di molti interlocutori) e personali (la cosiddetta perdita di carisma). Oggi la “rentrée” di Berlusconi avviene in un quadro di sostanziale isolamento internazionale. Inoltre le “campagne” che Berlusconi ha fatto, una dopo l’altra, contro il cofondatore del suo partito, la politica economica del suo governo, il successore da lui designato e il 90 per cento dei suoi parlamentari non hanno concorso ad accreditarlo come “moderato” e di “centro”. La convinzione che anima la campagna elettorale del Pdl è che gli italiani – in maggioranza ed in sostanza - siano di destra e che “alla fine” voteranno per Berlusconi. E’ un’ipotesi che non manca di argomenti e sembra che i sondaggi la confortino. Di certo, però, è che oggi Berlusconi non ha più leader moderati europei disponibili ad incontrarlo.
I pronunciamenti dei “riformisti” del PD come Ichino e dei “popolari” del PDL come Frattini evidenziano quindi possibili aree di consenso per Mario Monti. Ma affinché la sua proposta sia credibile e persuasiva occorre che il premier non sembri un “re travicello” con alle spalle un cartello di disordinate e personali ambizioni. Ciò richiede il varo di una lista unica con un “passo indietro” di Casini e Montezemolo. Lo “spacchettamento” di Monti in più liste mina la credibilità di una “vocazione maggioritaria” alternativa all’imminente governo Bersani-Vendola-Camusso.



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