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MATTEO RENZI/ Caro sindaco, chi preferiva Berlusconi è ancora disposto a votarti

Troppo giovane, troppo liberale, troppo disinvolto, perfino cattolico. Secondo MONICA MONDO la colpa di Matteo Renzi è stata proprio quella di non aver osato abbastanza. Perdendo tutto

Matteo Renzi (InfoPhoto) Matteo Renzi (InfoPhoto)

Matteo Renzi ha avuto coraggio? Ne ha avuto: si è messo apertamente contro gli apparati e la gloriosa macchina da guerra allenata da 60 anni di propaganda, ha scelto una comunicazione nuova, ha osato criticare i padri e le madri storiche del suo partito. Suo? Nonostante le affermazioni non richieste e quindi sospette, di appartenenza e fedeltà, sappiamo bene che il Pd, che viene dopo i Ds, che viene dopo il Pci, non è il suo partito. Troppo giovane, troppo liberale, troppo disinvolto, perfino cattolico. Un autodidatta della politica, un figlio di quel tubo catodico in cui é cresciuto, e a suo agio, dai tempi della Ruota della Fortuna, altro che Bersani, che sta a suo agio solo nello studio della Berlinguer. Renzi non si è accomodato sulle ginocchia di Togliatti, non ha l’età. Nemmeno Berlusconi può dargli del comunista.

Ha avuto coraggio, si direbbe, a combattere dall’interno, a scegliere uno slogan efficace, a scaldare le piazze senza schierarsi dietro le bandiere rosse. Va bene, ha sorvolato parecchio sui contenuti, la trasparenza di cui si è vantato è quella di un vetro fumé, perché il sostegno economico di qualcuno non è stato così esplicito e chiaro. Ma i suoi contendenti hanno peccati almeno di pari grado, senza nemmeno sentirsi in dovere di renderne conto: e certa stampa con loro è poco esigente. Va bene, rottamare è una parola che spaventa, in un paese per vecchi, paurosi di perdere non le battaglie ideali, ma le poltrone, anche se le si fodera con la saggezza e l’esperienza politica (Che ha fatto cosa? Che ha lavorato come?) Infine, perfino lui ha ceduto: ho suscitato incertezza, paura, ha dichiarato. Peccato, perché è la sua colpa: non aver osato abbastanza. Doveva rottamare il Pd, non i suoi notabili. Doveva rottamare un partito che da decenni cambia pelle e non umori e viscere, che sfoglia gli erbari per trovare nomi nuovi ma racconta sempre la stessa storia, oltrechè mostrare le stesse facce.

Doveva sfondare, Renzi, e farsi un suo partito. Senza chiedere di poter essere votato da tutti, senza supplicare che gli lasciassero il sostegno di qualche pidiellino pentito, di un casiniano soltanto più audace. Un partito con un candidato alle primarie, come ha fatto Vendola. In grado, anche se sconfitto, di far pesare i suoi uomini e i suoi temi, come farà Vendola. Di sbilanciare verso il centro la coalizione, dal lato opposto di Vendola. Di avere un futuro politico che temo non avrà più. Confinato sulle struggenti sponde dell’Arno, aspetterà che qualche capello imbianchi, prima che la nuova Unione che governerà il paese si sfasci e chi l’ha appoggiato una volta abbia voglia e mezzi per sostenerlo ancora, senza averci guadagnato niente.