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SCENARIO/ I paletti di Napolitano alla strategia di Alfano (contro Silvio)

Pubblicazione:lunedì 3 dicembre 2012

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Tutti i nodi irrisolti del Pdl sono rimasti tali. Sulle primarie, ha detto Alfano al termine del vertice con Berlusconi di sabato, «non è avvenuta nessuna marcia in dietro». Che è cosa ben diversa dal proclamarle solennemente. Tanto più che la decisione finale sarà assunta dall’ufficio di presidenza. Resta tale, soprattutto, l’incognita più pesante: nessuno sa cosa Berlusconi intenda fare del partito, se ne creerà uno nuovo, se si candiderà, e con quale dei due. Nel frattempo, aumenta il pressing per indire l’election day. Il segretario del Pdl dice che eviterebbe uno spreco di 100 milioni di euro, mentre Maroni lo incalza sulla data del 10 febbraio: «stacchi  la spina al governo così si sciolgono le camere prima di Natale». Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore.

Crede che, a questo punto, al Pdl converrà fare le primarie?

Considerando i risultati, in termini di affluenza, delle primarie del Pd, quelle del Pdl si riveleranno, inevitabilmente, una figuraccia. Credo che, a questo punto, converrà fare realisticamente marcia indietro. D’altro canto, la discussione in seno al partito nasconde un altro problema, quello reale.

A cosa si riferisce?

Berlusconi deve ancora pronunciarsi sulla sua eventuale discesa in campo. Per il momento, le sue intenzioni sono del tutto ignote. La discussione sulle primarie, quindi, cela l’attesa che Berlusconi sciolga la riserva.

Perché, in ogni caso, Alfano continua a insistere sulle primarie sapendo bene che Berlusconi non le vuole. Anzi, pare che avesse posto come condizione per restare nel Pdl la rinuncia alle consultazioni interne

Quello che sembra un puntiglio di Alfano riflette, in realtà, una guerra di posizione combattuta contro Berlusconi. Alfano usa la barricata delle primarie, mentre Berlusconi continua a brandire l’arma dell’incertezza sul da farsi.

Chi sta prevalendo?

La verità è che, se spersonalizzata, la battaglia riflette due opzioni politiche nettamente alternative. Come, del resto, sta avvenendo nel Pd. Il Pdl di Alfano dovrebbe confluire con Montezemolo e Casini, per la costruzione di un nuovo centrodestra, ed esprimere una linea moderata, neo-democristiana. Quello di Berlusconi, invece, avrà connotati ultraliberali e sarà caratterizzato da una campagna elettorale incentrata sulle critiche a Monti e all’Europa della Merkel. Per questo, in fondo, le vere primarie dovrebbero consistere in una competizione tra Alfano e Berlusconi.

Ci saranno mai?


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