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SCENARIO/ Lo scivolone secessionista di Maroni spinge la sua Lega 2.0 in un angolo?

Pubblicazione:lunedì 3 dicembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

C'è però un elemento di contraddizione nel discorso del segretario leghista a Genova, e sta nel vistoso cedimento all'anima più dura del Carroccio, quella secessionista, ancora forte e rumorosa in quella Lega 2.0 che vede con diffidenza l'antico armamentario di elmi con le corna e cianfrusaglie celtiche assortite. Maroni da la sua benedizione al referendum per l'auto determinazione di cui si sta discutendo nel consiglio regionale veneto, anzi invita Zaia ad attendere febbraio, quando auspica che la Lombardia, sotto la sua guida possa accodarsi.

Può trattarsi di una semplice arma di pressione nei confronti di chiunque da aprile siederà a Palazzo Chigi. Di sicuro però queste parole metteranno in imbarazzo il Pdl e renderanno più difficile il dialogo, tanto a livello nazionale, quanto a livello lombardo. Per Bobo sarà un passaggio strettissimo che, in caso di errori, condannerebbe la sua Lega all'irrilevanza politica. È vero che la sua segreteria ritiene la presenza a Roma secondaria rispetto a quella sul territorio. Ma la realtà e' ben diversa. È finire nell'angolo a livello nazionale vorrebbe dire condannarsi a una nuova e pericolosa traversata del deserto, come accadde dopo la caduta del primo governo Berlusconi, con la svolta secessionista e tutti i rischi ad essa connessi. Persino in caso di vittoria in Lombardia, però, Maroni non potrebbe vivere sonni tranquilli: si porrebbe il problema della guida del partito. E tra Zaia, Tosi e Giorgetti, i nomi attualmente papabili, la scelta per il Carroccio non sarebbe affatto indolore.



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