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SCENARIO/ Lo scivolone secessionista di Maroni spinge la sua Lega 2.0 in un angolo?

Pubblicazione:lunedì 3 dicembre 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Falli-Monti è un gioco di parole troppo facile e scontato per riuscire a nascondere la ricerca di una linea politica. Roberto Maroni lo sa, ma dal palco di Genova non riesce ad evitare le contraddizioni della ricerca di un difficile equilibrio fra la necessità di un recupero di identità e il rischio di finire isolati e marginali nel prossimo futuro, dopo le elezioni del prossimo anno. La Lega cerca di ripartire dallo stesso luogo - i Magazzini del Cotone - in cui 18 anni fa cominciò la parabola discendente del primo governo Berlusconi. E paradossalmente lo fa guardando ancora una volta a Berlusconi e al suo partito.

Allora però era tutto più chiaro e più semplice: al tentativo di Berlusconi di scalare la Lega come fosse una società per azioni, Bossi rispose disarcionando il Cavaliere. Oggi bisogna recuperare terreno dopo che l'esperienza di governo si è esaurita, schiacciata sotto il peso della crisi economica e degli scandali, Belsito (un genovese) compreso. Attaccare il governo dei tecnici del varesino Mario Monti è facile, e ricompatta il partito: troppe tasse, troppi soldi alle banche, aziende che chiudono e disoccupazione alle stelle. Anche promuovere una mozione di sfiducia al ministro dell'economia Grilli non è poi troppo complicato.

L'orizzonte che Maroni delinea per la sua Lega 2.0 è l'egemonia sulle regioni settentrionali. Un orizzonte ambizioso al limite della temerarietà, Se riuscisse nell'impresa di succedere a Roberto Formigoni per almeno due anni, dal 2013 al 2015, potrebbe giocare di sponda con Cota in Piemonte e Zaia in Veneto, per premere con forza su Roma. L'ex ministro dell'Interno chiama questo scenario "macro regione del Nord", ma la strada per arrivarci è stretta e tortuosa. In primo luogo, pensare di vincere da soli in Lombardia, pur con l'appoggio di una o più liste civiche, è velleitario. I sondaggi sono inequivocabili: il centrodestra ha chanches di vittoria solo se si presenta unito. Altrimenti Ambrosoli avrà la strada spianata.

Ecco perché la Lega non si può permettere di chiudere la porta al Pdl, anche se Maroni si lamenta di non sapere con chi parlare, visto il caos che regna sotto il cielo del partito azzurro. Per Berlusconi vedrebbe bene un futuro sulla panchina del Milan (passione comune). Ad Alfano -interlocutore preferito - propone di riaprire la trattativa partendo dell'election day il 10 febbraio, risultato da raggiungere staccando la spina a Monti prima di Natale, un minuto dopo l'approvazione della legge di stabilità. La Lega ci guadagnerebbe la Lombardia, il Pdl la probabile ingovernabilità del Senato se, votando col Porcellum, il centrodestra in caduta libera riuscisse a prevalere almeno in Lombardia, Veneto e Friuli. 


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