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IL CASO/ Cossiga: ma quale congiura, fu Berlusconi a "staccare la spina"

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Silvio Berlusconi e Angelino Alfano ai tempi della crisi di governo (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi e Angelino Alfano ai tempi della crisi di governo (InfoPhoto)

La congiura. C’è da scommettere che diventerà il leit motiv dei prossimi giorni. Berlusconi, sabato, l’ha buttata lì, per tastarne l’efficacia. Nei prossimi giorni seguirà i sondaggi, e capirà se è il caso di insistere o meno. In ogni caso, l’argomentazione è la seguente: il suo ultimo governo è caduto a causa di una vera e propria congiura. «Una manovra che era finanziaria e politica, il governo tecnico era già pronto». Prova ne è la dipartita di Fini. «Bisogna scavare per sapere quali sono state le motivazioni che lo hanno portato a lasciare il partito di cui era stato cofondatore, praticamente il numero due, il mio successore per passare alla opposizione e adesso raccogliere l'1% con un partitino politico», ha aggiunto. Un complotto vero e proprio, insomma. Al punto  che, se il Pdl vincerà le elezioni, «instaureremo subito una commissione per esaminare quei fatti. Ho sentito ministri dire che eravamo sull'orlo del baratro: mascalzonate». Giuseppe Cossiga, ex pidiellino di recente confluito in Fratelli d’Italia, ci spiega perché la tesi non sta in piedi.

E’ stata una congiura come dice Berlusconi?

Vorrei ricordare che il governo Berlusconi non è stato fatto cadere. Vi fu, al contrario, una scelta sofferta e responsabile, proprio da parte dell’ex premier, per evitare che una forte speculazione - e non una congiura - alimentata anche dalle tensioni politiche interne, determinasse l’aggravarsi della crisi. Fu questo il motivo per il quale accettammo una fase di sospensione della democrazie e l’instaurazione del governo tecnico.  Una scelta che, personalmente, condivisi. Ma la tesi della congiura, francamente, non la ricordo. Certo, nel tempo le posizioni del Pdl sul governo Monti sono state le più disparate. E, in effetti, resta da capire quale sarà quella assunta tra un paio d’ore… 

Secondo lei, quindi, la decisione di Berlusconi non fu il frutto di una pressione organizzata?

Ripeto, ci fu un forte attacco speculativo. E si calcò indubbiamente, la mano. Non eravamo, infatti, sull’orlo del baratro. Né a rischio di catastrofe. Non siamo la Grecia, e neppure la Spagna, ma abbiamo un’economia paragonabile a quella di Francia e Germania. Quest’ultime, se realmente fossimo stati a rischio di default, sarebbero corse a salvarci. Ma non è pensabile che l’avvicendamento tra Monti e Berlusconi rappresentò il frutto di un complotto della Germania o di chissà chi altri.

Berlusconi ha lasciato intendere che il complotto fu ordito, tra gli altri, da Fini.



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