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IL PUNTO/ Il piano di Monti: un voto in più di Berlusconi per "liberare" Bersani

Pubblicazione:domenica 30 dicembre 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 30 dicembre 2012, 13.30

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Monti quindi potrà costituire, con l’ombrello della sua credibilità europea, il riparo sotto il quale potrà nascere anche in Italia un partito di radici popolari e cristiane, che prenda il meglio sin qui frantumato in più partiti, o fuori dalle istituzioni, da Mauro a Mantovano fino a Buttiglione, passando per i cattolici di Todi che hanno dato la loro disponibilità a impegnarsi per questo progetto, senza perdere per strada - fra i “laici” - il lavoro che sta portando avanti Oscar Giannino con “Fermare il declino”, un po’ snobbato dai media, ma attivissimo sulla Rete e sul territorio. Con argomenti tutti suoi ma per niente peregrini, volti al reperimento di risorse e di risparmi nella macchina statale senza i quali la crescita resta una chimera. 

Gli uomini di buona volontà dovrebbero contribuire a rendere questo progetto davvero credibile. Superando le diffidenze per un modello ancora informe e un po’ sghembo. Ma basta guardarsi intorno per farsi passare ogni dubbio. Il Berlusconi di questi giorni per chi lo ascolti sgombro da pregiudizi in un senso o in un altro è un poderoso incentivo alla fuga verso altre soluzioni per chiunque abbia a cuore il bene del Paese e delle future generazioni. Ora, il vero scontro di questa campagna elettorale sarà Berlusconi-Monti, per ottenere il ruolo di guida dei moderati, ammesso che Berlusconi-Lega possano definirsi tali.

Monti ha parlato di vocazione maggioritaria, ma poi ha lasciato intendere che la vittoria non la vede subito, al primo tentativo. Per stavolta potrebbe bastargli mettere Berlusconi in condizioni di non nuocere e offrire a Bersani una opportunità per sfuggire all’abbraccio mortale dei vari Vendola, Ingroia e Di Pietro. In un’alleanza-competizione che, dopo le urne, possa essere l’incubatrice di un bipolarismo normale, mite (come si dice) e portare nel frattempo il nostro Paese fuori dalle secche con una seria spinta riformatrice. Certo la crisi non aiuta il buon umore ma non si vede perché debba essere sempre l’Italia a contribuire a rallegrare l’ambiente con una politica che assomiglia a un circo. Forse è arrivata davvero l’ora della responsabilità: non è con i proclami, le barzellette e le frasi ad effetto che si cambia questo Paese. Che meriterebbe di meglio rispetto a come viene rappresentato.  



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