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DIETRO LE QUINTE/ La "guerra" di poltrone che spiega la vittoria di Bersani

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Pierluigi Bersani (InfoPhoto)  Pierluigi Bersani (InfoPhoto)

Quando Giorgio Napolitano “per la prima volta” (come disse Gerardo Chiaromonte), pose in seno alla Direzione del Pci “la questione del debito pubblico” incontrò una dura reazione da parte del responsabile economico del Partito: “Sono in totale dissenso con Chiaromonte: egli dice, con Napolitano, che la questione suprema è il debito pubblico … Ma se ci imbarchiamo su questa questione lo sbocco sono i tagli e le tasse”. Si era nella seconda metà degli anni 80 e l’attuale responsabile economico del Pd, il bersaniano Fassina, non è molto distante da quello di allora. Non stupisce quindi che sui giornali si sia letto in questi giorni che “i fedelissimi di Napolitano”, da Umberto Ranieri a Biagio De Giovanni, abbiano votato per il “rottamatore” senza bisogno di suggerimenti dal Quirinale.

Ma a questo punto è da chiedersi quale “scenario” si apra per l’immediato. Il modo di trattare Renzi come un “ragazzetto” o, addirittura, un infiltrato del centro-destra è certamente un’esagerazione, ma rispecchia preoccupazioni molto concrete: si tratta di posti. Bersani ha preso impegni con i partiti alleati e con i propri sostenitori nel Pd sulla presenza parlamentare. Alla vigilia delle primarie aveva già distribuito il 100 per cento dei posti. Ma ha fatto i conti senza il 39 per cento di Renzi.

E ora? “Decido io”, egli afferma. Ed è sicuramente così, ma chi scaricherà? Gli “elefanti” o il “rottamatore”? Dopo l’esito delle primarie la tesi di Rosy Bindi e di D’Alema è che Renzi rappresenta l’area non ex Pci e quindi va rappresentato attraverso gli ex Dc: Bindi stessa e Fioroni. E, a sua volta, Vendola sostiene di essere il miglior rappresentante della esigenza di “rottamazione”.

In questo ballottaggio molti autorevoli bersaniani, il Sel e la Cgil hanno “scomunicato” Renzi, ma il suo milione di voti sono elettori che non è scontato che rispettino il “centralismo democratico” di Togliatti mettendosi in fila a votare i candidati di Vendola e della Camusso (della Bindi e di D’Alema) che li insultano.

Molto dipende da che cosa si muove a destra e al centro e cioè se Bersani avrà ancora un gioco “a porta vuota” come oggi con Pierferdinando Casini che, alla vigilia delle elezioni politiche, si allea con Pd e Vendola dalla Lombardia al Lazio e Silvio Berlusconi che si sposta sempre più a destra portando - o formando - il proprio partito fuori dal Partito Popolare Europeo (e facendo “da sponda” a Bersani e Vendola nell’affossare la riforma della legge elettorale).

Può però essere verosimile che il Parlamento-Porcellum III non avrà vita lunga.



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