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IL CASO/ Sapelli: Monti-Bonaparte ha fatto vincere Bersani (e la politica)

Pubblicazione:mercoledì 5 dicembre 2012

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Le primarie del Pd hanno sancito, credo in forma irreversibile, la fine di un lunghissimo ciclo della meccanica dei sistemi di partito italiani. Quella meccanica che anni orsono Mauro Calise sintetizzò in quel capolavoro che è Il partito personale, e che io anni prima avevo confusamente identificato con il modello sudeuropeo delle aggregazioni politico-economiche neo-caciquistiche. In effetti, si è trattato di un lungo ciclo di neo-cesarismi contrapposti, formatisi per la disgregazione, prima per via autopoietica poi per via giudiziaria, dei partiti postresistenziali. La disgregazione autopoietica era iniziata con il centrosinistra, quando i partiti iniziarono a separarsi dall’elaborazione culturale e a unificare la politica trasformandola e cementandola insieme con gli arcipelaghi di potere personali.

Quello che era prima solo un arcipelago territoriale si innalza sino allo Stato disgregandone l’ordinamento con il neo-patrimonialismo. In questo modo, però, lo Stato perde la sua unità giuridica e compulsiva dal punto di vista dell’obbligazione morale, e gli ordini statuali si trasformano in poteri. Quello giudiziario, nel cortocircuito con la globalizzazione privatizzante e gli aggregati invisibili del potere economico, disgrega la macchina dei partiti sub specie lotta alla corruzione: un ordine, appunto, si trasforma in potere disgregante. E’ l’involuzione giudiziaria che distrugge e che perennemente minaccia la ricostruzione dei partiti. Questa prevalenza dell’ordine giudiziario rispetto agli altri ordini statuali permane. Ma ciò nonostante la disgregazione personalistica e neo-caciquistica sembra giunta alla fine.

Le primarie del Pd hanno avuto un vero trionfatore: l’intreccio tra organizzazione e militanza volontaria. Questo intreccio falsifica la tesi di chi vuole abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Il finanziamento pubblico è consustanziale all’organizzazione, mentre il finanziamento privato, visibile o invisibile che sia, è consustanziale al personalismo neo-caciquista. Il bisogno di organizzazione è emerso prepotente perché è stato il letto del fiume della militanza volontaria. Bersani e Vendola hanno vinto perché interpretano questo sentimento di rivolta contro la politica come esclusione sociale e come oligarchia plutocratica che invece per vent’anni ha prevalso.

Bersani ha interpretato questo moto. Per questo ha vinto. Mi vengono alla mente le pagine di Considerazioni di un impolitico di Thomas Mann dove si descrivono le qualità del politico che emerge dalla disillusione e dalla rassegnazione, non perché ha carisma personale, ma perché interpreta il bisogno di aggregazione sociale nella politica, così come ci ha insegnato più di cento anni fa magistralmente Ostrogorsky. 


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