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Politica

CRISI DI GOVERNO/ Pombeni: il "contentino" del Pdl a Berlusconi diventa un regalo per il Pd

Quella di oggi è una mossa disperata che, però, potrebbe riuscire ad aprire qualche spiraglio in più al partito del Cavaliere, dice il politologo PAOLO POMBENI

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Il Governo Monti rischia grosso. Il Popolo della Libertà si è astenuto al Senato durante il voto del decreto sviluppo bis, pur non facendo mancare il numero legale che ha concesso all'Esecutivo di far passare il disegno di legge con una risicatissima maggioranza. E il partito di Berlusconi annuncia che farà lo stesso alla Camera. In pratica, il Pdl lascia la maggioranza provocando non poche preoccupazioni a Mario Monti che non sa se dovrà lasciare in anticipo Palazzo Chigi, rispetto alla fine della legislatura. IlSussidiario.net ha chiesto un commento in merito a Paolo Pombeni, docente di Storia dei sistemi politici preso l'Università di Bologna

Pombeni, come giudica l'uscita di scena del Popolo della Libertà dalla maggioranza?

E' un pugno che viene battuto su un tavolo per mostrare che il Pdl non è morto. In una situazione in cui il partito è in grave difficoltà perchè non riesce a trovare una leadership, dopo il successo mediatico delle primarie e l'attenzione per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. E non in ultimo l'interesse, per la verità meno di quello che si aspettavano, verso le manovre dei centristi. Silvio Berlusconi sembra davvero intenzionato a rovesciare l'establishment e, per ora, il suo partito cerca di dargli questo contentino. Vedremo quale sarà la prossima mossa.

Il Pdl non punta a ottenere una mediazione con il Governo, chiedendo in cambio della fiducia, lo status quo sull'attuale sistema elettorale o l'election day?

Non vedo una grande razionalità nella strategia del Pdl: sembra più che altro navigare a vista e tende a sparare nel mucchio sperando che la pallottola colpisca qualcuno. E' chiaro che per il partito è fondamentale ottenere l'election day perchè rischierebbe di scivolare da una sconfitta in una ancora più pesante. Se si va a votare prima alle politiche e poi alle regionali, il partito del Cavaliere potrebbe uscirne distrutto e affrontare le regionali potrebbe dimostrarsi un'impresa impossibile. Oltre alle politiche, il partito deve badare a riprendersi in Lombardia e Lazio, dove ha deluso gli elettori e dove gli avversari hanno candidati con buone carte da giocarsi. Se, invece, la partita venisse giocata tutta in un solo giorno, ci sarebbe qualche speranza anche in un'ottica di riaggancio con la Lega, e Berlusconi lo sa bene. Quella di oggi è una mossa disperata che, però, potrebbe riuscire ad aprire qualche spiraglio in più.

C'è da dire che al Pd quel che sta succedendo non dispiace affatto...