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Politica

DIETRO LE QUINTE/ La strategia di Berlusconi per liquidare il Pdl

Quattro ore di vertice a Palazzo Grazioli – ormai sembrano riunioni del Politburo del Pcus – non hanno diradato di un’unghia i misteri sul futuro e il presente del Pdl. MAURIZIO CRIPPA

Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (InfoPhoto)Silvio Berlusconi con Angelino Alfano (InfoPhoto)

Paesaggio nella nebbia. Qualcosa dovrà pur esserci, là in fondo. Una casa comune, un seme piantato, una forma di vita. Ma c’è la nebbia, e tutto quello che si vede è il grigio della nebbia. Quattro ore di vertice a Palazzo Grazioli – ormai sembrano riunioni del Politburo del Pcus – non hanno diradato di un’unghia i misteri sul futuro e il presente del Pdl. I famosi “nodi” politici: la riforma elettorale, l’election day (che per molti dello stesso Pdl è ormai impossibile), la situazione generale del partito e soprattutto il mistero più doloroso che buffo, ormai, della eventuale ri-candidatura di Silvio Berlusconi. L’unica cosa che appare chiara, ma nemmeno poi da ieri, è che le cose bene non vanno. Altrimenti non si spiegherebbero un Fabrizio Cicchitto che esce da Palazzo e dice “siamo legati al silenzio”, e un Ignazio La Russa che dribbla i cronisti: “Parla Alfano”. Le indiscrezioni filtrate dopo, il presunto sfogo del Cavaliere contro i riottosi alfieri, ci stanno tutte ma sono in fondo anche la cosa meno interessante.

Dietro la nebbia, si intravvede un paesaggio sempre più in decomposizione. E surreale: c’è il giovane segretario Angelino Alfano, con il suo manipolo di fedelissimi, circondato da un uomo solo: dal dinosauro nel cilindro. Basta lui, basta la sua indecisione parossistica, bastano il suo silenzio e il suo muso lungo, la sua minaccia intermittente di rottamare tutti e partire con un movimento nuovo a paralizzare quello che dovrebbe essere il gruppo dirigente di un partito.

La tentazione di Silvio Berlusconi è ormai scoperta, liquidare l’intralcio del Pdl e ripartire “come se fosse il 1994”. Nemmeno lui sa se abbia senso, o se valga la pena.

Quel che sa, è che l’unico schema che gli permetterebbe di vincere è tenersi il porcellum. E per questo ancora nei giorni scorsi, e contro il parere del partito, ha forzato la mano per bloccare tutto. Il risultato è che Alfano e i suoi sono letteralmente terrorizzati. Se Berlusconi si ricandidasse con questa legge, sarebbe lui ad avere in mano il listino delle candidature. Allo stesso tempo, con questa legge, loro non potrebbero sfidarlo alla rottura, sarebbe la fine per tutti. Insomma la solita impasse, possono solo puntare a un suo decente e indolore farsi da parte, trasformarsi da dinosauro in padre nobile. Poi c’è la gran contraddizione, che Berlusconi non può non avere presente: il porcellum, in questo momento, sarebbe il regalo perfetto per Bersani. Perché mai Berlusconi dovrebbe farglielo?


COMMENTI
06/12/2012 - Il comportamento umano (Giuseppe Crippa)

Trovo delle sorprendenti analogie tra il comportamento dei parlamentari del PdL e quello di alcuni miei colleghi quando in azienda circolavano voci di imminenti licenziamenti. Massima acquiescenza al Direttore, nessuna opinione personale, servilismo imbarazzante. Che tristezza, allora…