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Politica

ALFANO AL COLLE/ La pistola di Angelino è scarica, alla guida del Pdl spunta il populismo

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In tanti si rendono conto dell’impraticabilità della prospettiva, ma ora il tempo stringe. Milioni di italiani nell’area alternativa alla sinistra sono ormai privi di un riferimento credibile e, o decidono di non votare, o iniziano a pensare che Bersani in fondo non è così brutto e cattivo come lo si vuol dipingere. I tanti tentativi e le tante esitazioni che si susseguono sul fronte moderato (l’Udc a Chianciano che lanciò la lista per l’Italia, sin qui non pervenuta; il Forum cattolico di Todi, che stenta a darsi una sua strutturazione univoca e credibile; “Verso la Terza Repubblica”, di Montezemolo e soci; “Fermare il declino” di Oscar Giannino) si elidono o si intersecano a vicenda. Ma paradossalmente, salvo Berlusconi non cambi idea di nuovo (chi può dirlo?) se porterà davvero avanti questo suo partito sull’asse Briatore-Santanché (sarà divertente poter assistere, se ammessi, alla selezione del casting) finirà per liberare un sacco di energie. Ieri ha iniziato il ministro Passera a dire la sua (aveva torto a parlare di ritorno al passato sulla scelta di Berlusconi che contraddice sé stesso?), e alla fine anche il veto di Napolitano a una lista per Monti potrebbe essere rimosso. Come potrebbe infatti, il Quirinale, negare legittimazione a un partito che nascesse per proseguire sulla linea di questo governo, completandone la parte sulla crescita, a fronte di un partito (il Pdl) che si tira fuori e un altro (il Pd) che prende più cautamente le distanze?

Ora, però, sondaggi li conoscono tutti. Il beneficio di credibilità che il Pd ha ottenuto dal felice svolgimento delle primarie è ormai irrecuperabile per chiunque. La partita è già un’altra, ormai: se il Pd, a fronte della desertificazione di tutto il centrodestra, e della prevedibile affermazione di Grillo, sarà costretto a legarsi mani e piedi alla Cgil e a Vendola per fare maggioranza, o dovrà fare i conti, sul fronte moderato, con un alleato-competitor, in grado di fare da contrappeso a quelle spinte massimaliste che tanti timori causano nei nostri alleati europei. Fate i nomi che volete: Casini, Montezemolo, Riccardi, Olivero, Frattini, Buttiglione, Mario Mauro, meglio se tutti questi nomi sapranno, anche con nuovi apporti (Marcegaglia, Passera, Bonanni) mettersi insieme. Con Monti che ringrazia per il sostegno, anche senza scendere in campo direttamente. Magari non sarà alla fine Monti Bis, ma sarà almeno un Bersani, con Passera e Montezemolo possibili vice, che è sempre meglio del ticket Bersani-Vendola. Con Monti magari al Quirinale, a garantire sulla continuità e, chissà, Casini al Senato. Ipotesi, così, per tracciare qualche possibile scenario.

E Berlusconi? Le strade senza uscita sono destinate a essere ri-percorse all’indietro, almeno da chi fa in tempo a non schiantarsi prima. E quella intrapresa da Berlusconi è proprio una strada senza uscita. Per lui stesso, per chi gli va dietro, ma soprattutto per l’Italia.

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