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SCENARIO/ Sardo (L’Unità): la sinistra e Bersani imparino dalla Chiesa

Pubblicazione:giovedì 16 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 febbraio 2012, 11.44

Bersani (Imagoeconomica) Bersani (Imagoeconomica)

Non ho dubbi in proposito, sceglierei la seconda. Ci sono esempi europei dove partiti di sinistra riformisti, che si uniscono intorno a un leader, penso ai laburisti inglesi per esempio, hanno al loro interno correnti radicali, alternative, fortemente anti-establishment. In tutti i casi, a parte l'opzione che io posso preferire, questo è il problema che si trova di fronte il Pd, che è un partito giovane, in formazione e che ha invitabilmente commesso degli errori.

Anche il Pd è probabilmente coinvolto, in senso ampio, nella crisi della politica italiana e non solo di quella italiana.

Ma certamente. La crisi della politica l'ha sofferta e la soffre soprattutto la sinistra. Di fronte alla ventata iperliberista di questi ultimi vent'anni, la sinistra ha commesso diversi errori, a volte è sempre stata timida e non ha dimostrato di avere gli anticorpi che, per esempio, ha avuto la stessa Chiesa.
Negli stessi confronti del liberismo senza regole di questi anni, un autentico pensiero critico è arrivato, a livello europeo, in questi ultimi anni.
Ma oggi sia Bersani sia il francese Francois Hollande, si sono espressi contro questa politica europea, questa ricetta sbagliata nell'affrontare i problemi. E pensano invece a un'integrazione maggiore dell'Europa, agli eurobond, per citare alcuni elementi di una nuova politica di sinistra.

Forse è arrivato il momento di una svolta decisiva, anche nei confronti di questo liberismo trionfante.

Personalmente credo che il fatto più importante è che il Pd sia impegnato a costruire un partito. Non esiste una democrazia senza i partiti, non esiste una democrazia senza corpi intermedi. È da una democrazia ramificata e partecipata che nasce il vero rinnovamento. Il liberismo che abbiamo conosciuto in questi anni pone l'individuo, solo, contro lo Stato. È fatto di Stato e individuo. Le grandi oligarchie finanziarie o di potere non vogliono corpi intermedi e partiti. È questa la battaglia che bisogna fare, affrontando anche le contraddizioni che si incontrano per strada.

(Gianluigi Da Rold)



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COMMENTI
16/02/2012 - Che delusione... (Giuseppe Crippa)

Claudio Sardo questa volta mi delude. Come è possibile non prendere atto che il gene del frazionismo è connaturato nel DNA della sinistra italiana e quindi sognare ancor oggi un partito unico della sinistra « ... che abbia una connotazione riformista e che sappia governare al suo interno anche le istanze più radicali e più alternative »? Molto più realistico pensare ad un partito riformista senza derive radicali e trarne le conseguenze: basta con primarie di coalizione, per di più « aperte ai passanti... » Anche Sardo è pronto a sacrificare principi non negoziabili pur di vincere le elezioni? Peccato.