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SCENARIO/ Sardo (L’Unità): la sinistra e Bersani imparino dalla Chiesa

Pubblicazione:giovedì 16 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 16 febbraio 2012, 11.44

Bersani (Imagoeconomica) Bersani (Imagoeconomica)

Da giorni si dibatte sul "terremoto" del Partito Democratico, come se ci fosse un prima e dopo Genova, la città in cui il Pd ha ottenuto l'ennesima sconfitta alle primarie. È un singolare paradosso quello di questa forza politica, come ha scritto Stefano Folli. Da un lato, infatti, il Pd è il primo partito, se si guardano i sondaggi, dall'altro è in preda a uno psicodramma, nonostante le rassicurazioni del segretario Bersani sulla risoluzione del "problema identitario" e del suo Dna.
Anche Claudio Sardo, direttore de L'Unità, non si nasconde dietro a un dito nel giudicare la sconfitta delle due candidate genovesi del Pd, ma pone questioni interessanti, decisive per il futuro della sinistra italiana anche nei suoi aspetti organizzativi. E, anche se fa notare che “le primarie fanno notizia solo quando a perderle è un candidato del Pd”, pone una questione di prospettiva.

Scusi Sardo, Genova è una città simbolo della sinistra ed è un'altra grande città dove, dalle primarie, salta fuori un candidato nettamente anti-establishment e comunque non indicato dal Pd.

Non c'è dubbio che sia una questione delicata. Ma io non condivido linee difensive, mi sembra importante andare al cuore del problema di questioni come queste che, indubbiamente, nelle grandi città si ripetono.

Queste primarie che riguardano tutto il popolo del centrosinistra sembrano un meccanismo inceppato, quanto meno contraddittorio.

È vero che le primarie estese a tutto il popolo del centrosinistra (qualcuno dice addirittura che sono le elezioni dei “passanti”) rappresentano indubbiamente una contraddizione. Se le primarie devono rappresentare elezioni che selezionano dei candidati, questo deve avvenire all'interno dei singoli partiti, nel caso specifico queste primarie dovrebbero essere quelle del Pd.
Il concetto di "primarie di coalizione" è già una contraddizione. I simpatizzanti dei singoli partiti, a mio avviso, dovrebbero indicare i loro candidati e poi dovrebbe iniziare la discussione tra i diversi leader.
La situazione che stiamo vivendo, invece, pone due questioni fondamentali.

Quali sarebbero?

Ci sono delle scelte politiche da prendere. La prima, il Pd scelga una linea politica autonoma. In altre parole navighi politicamente in piena autonomia, sapendo che a sinistra c'è un dieci, quindici per cento di sinistra alternativa, che ha posizioni più radicali.
La seconda opzione è che invece si decida di avere un rapporto con tutto il popolo del centrosinistra. In questo caso bisogna avere il coraggio di stare in un unico partito che abbia una connotazione riformista e che sappia governare al suo interno anche le istanze più radicali e più alternative.

Quale opzione preferirebbe lei?


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COMMENTI
16/02/2012 - Che delusione... (Giuseppe Crippa)

Claudio Sardo questa volta mi delude. Come è possibile non prendere atto che il gene del frazionismo è connaturato nel DNA della sinistra italiana e quindi sognare ancor oggi un partito unico della sinistra « ... che abbia una connotazione riformista e che sappia governare al suo interno anche le istanze più radicali e più alternative »? Molto più realistico pensare ad un partito riformista senza derive radicali e trarne le conseguenze: basta con primarie di coalizione, per di più « aperte ai passanti... » Anche Sardo è pronto a sacrificare principi non negoziabili pur di vincere le elezioni? Peccato.