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NAPOLITANO/ Il Capo dello Stato a Cagliari: coesione sociale non è immobilismo, ma un nuovo welfare

Pubblicazione:lunedì 20 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 20 febbraio 2012, 14.57

Giorgio Napolitano Giorgio Napolitano

Durante la sua visita nel Municipio di Cagliari, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha spiegato che «la coesione sociale è importante per la crescita del Paese e non significa immobilismo, ma mettere in piedi un sistema di welfare e sicurezza sociale diverso da quello che è stato creato in passato». Il Capo dello Stato ha poi sottolineato che è necessario occuparsi di tutte quelle zone di povertà lasciate scoperte dall’attuale sistema, oltre che «rinnovare per poter migliorare e preservare». Napolitano ha poi fatto sapere di continuare a credere che «la maggiore incompiutezza del processo di unificazione dell'Italia è il divario fra Nord e Sud, una questione che non siamo riusciti a colmare e che non è solo economica e sociale, ma anche civile ed istituzionale, una questione assolutamente ineludibile».  Resta ancora molto da fare, ha detto il presidente della Repubblica, «anche per ridisegnare l'architettura istituzionale del nostro Stato e io ritengo che si debba far un tratto di strada ora, in questa fase politico-istituzionale, a un anno di distanza o poco più dal compimento della legislatura parlamentare nella primavera del 2013. Si deve fare un tratto di strada significativo già in questo periodo e tocca farlo alle forze politiche, ai partiti in parlamento, alle istituzioni regionali e locali al di là della caratterizzazione fuori dei binari ordinari» del governo. In questo anno, ha continuato Napolitano, «bisogna davvero cercare di costruire qualcosa che non è stato possibile realizzare sul piano delle riforme istituzionali perché abbiamo vissuto anni in cui la democrazia dell'alternanza, che ha partire dagli anni Novanta ha comunque rappresentato una conquista importante, è stata vissuta in termini di conflittualità distruttiva, in termini di incomunicabilità». Altro obiettivo importante riguarda la riduzione «del debito pubblico, ma bisogna pensare anche a nuove politiche di sviluppo, in modo particolare per il Mezzogiorno. Non possiamo pensare che si debba attendere la conclusione del risanamento della finanza pubblica per poi passare allo sviluppo».

 




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