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SCENARIO/ 1. Gli errori di Alfano e Bersani incoronano il "politico" Monti

Alfano e Bersani (Imagoeconomica) Alfano e Bersani (Imagoeconomica)

In sostanza: il dopo Monti non è più né un governo Alfano, né un governo Bersani. Il momento della verità è rappresentato dall’ormai imminente scadenza delle elezioni amministrative. Si tratta di un test relativamente contenuto, ma sufficiente per verificare se Pdl e Pd siano ancora le colonne portanti del bipolarismo.
Nel 2008 il bipartitismo sembrava a portata di mano, ma Berlusconi e Veltroni non ebbero la forza di crederci in modo conseguente e lasciarono “licenza di uccidere” a Bossi e a Di Pietro. Da allora è iniziato il riflusso con le speculari scissioni dei rispettivi cofondatori (prima Rutelli e poi Fini).

Evaporato il bipartitismo è emerso come tema centrale il “Parlamento dei nominati”. Da allora è cresciuta la polemica sulla “casta” e i “costi della politica” mentre Pdl e Pd continuavano a dividersi e a sbandare. Il Pdl ha perso la maggioranza parlamentare e il Pd perdeva le “primarie” di coalizione.
E così mentre Monti si consolida in un governo senza i partiti, i partiti continuano a perdere quota e a volare sempre più basso rispetto al dibattito su ciò che preoccupa maggiormente gli italiani e di cui essi sembrano – anche a torto – i principali responsabili.

Si sono messi su quel piano inclinato che li porta disarmati nel mirino di un’antipolitica indiscriminata alimentata da paure e sacrifici che colpiscono la popolazione. Il passo indietro della “politica” in una situazione di emergenza nazionale appare infatti come un'ammissione di responsabilità e di incapacità.
Con il Pdl di Alfano e il Pd di Bersani così imbambolati, la prossima scadenza delle elezioni amministrative rischia di tradursi in uno “tsunami” – a cominciare dal fenomeno delle liste civiche – con i risultati che seppur parziali saranno letti per una generale delegittimazione del Parlamento. Si rischia di finire nel giro di poche settimane come nel 1993. Il messaggio della consultazione elettorale potrebbe appunto essere: cambiate la legge elettorale e andatevene. Una condanna in blocco come “Italietta” della cosiddetta “Seconda repubblica”. Ma non certo per tornare alla “Prima”.

Forse non è molto lungimirante da parte dei vertici del Pdl e del Pd continuare a non discutere seriamente se l’attuale crisi non abbia bisogno anche di letture politiche e su quali conseguenze essa stia determinando nella vita democratica dei singoli paesi e delle istituzioni comunitarie.

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