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SCENARIO/ 2. Il trio "tecnico" Abc fa meglio dell'asse Berlusconi-D’Alema

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Pdl, Pd e Terzo Polo avrebbero, dunque, grazie a un “vertice” mattutino quanto segreto e improvviso tra i loro tre, principali, leader (Alfano, Bersani e Casini: l’Abc, appunto) raggiunto l’accordo politico di massima per avviare l’agenda delle riforme, il cui iter partirà tra un paio, al massimo tre, settimane.
Dopo gli ultimi stop and go i leader della maggioranza “tripartita” (l’unico paragone storico possibile non è certo la “solidarietà nazionale” del 1976-’79, quando il Pci garantiva solo un appoggio esterno ma, appunto, il “patto tripartito” tra Dc, Psi e Pci che governò l’Italia nel 1945-’47) hanno infatti deciso di mettere un punto al capitolo delle riforme suggellando un patto che, nonostante il diffuso scetticismo di commentatori e opinione pubblica, è di ferro. Le riforme costituzionali partiranno subito per avviare la fine del bicameralismo perfetto, introdurre il principio della sfiducia costruttiva e quello della nomina e revoca dei ministri da parte del premier. E, soprattutto, per ridurre il numero dei parlamentari: i deputati dovranno essere circa 500 e i senatori 250, anche se il numero definitivo dipenderà da una serie – allo stato non prevedibili - di fattori, non ultimo quello della ripartizione dei collegi elettorali sulla base della nuova legge elettorale. Poi, presumibilmente, nella pausa che si aprirà tra la prima e la seconda lettura delle (nuove) “Grandi Riforme” si inserirà anche la riforma della legge elettorale, la quale presumibilmente verrà dettagliata e varata dopo la pausa estiva, ad autunno del 2012. “Pensiamo di potercela fare entro la legislatura” promette il segretario del Pdl, Angelino Alfano. E spiega: “Procederemo con una priorità, le riforme istituzionali. La legge elettorale la faremo subito dopo, così  da tener conto del nuovo numero dei parlamentari”.

Il “percorso” individuato, però, già insinua qualche dubbio tra i democrat che - pur se sottovoce per non incrinare l'intesa appena raggiunta - paventano il rischio che il Pdl stia covando solo una sorta di ‘melina’ parlamentare per poi abdicare una riforma vera e propria del voto ripiegando su semplici ritocchi al Porcellum. In attesa di riscontri e concretezza, “ABC” sono però riusciti a partire. “Tutti parlano con tutti, anche di riforma elettorale” mette le mani avanti il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che poi riconosce: “qui il discorso è un po’ più complicato, ma devo dire che anche qui qualche passo avanti sta avvenendo”. L'accordo, tutto politico, “aprirà una fase di autoriforma dei partiti” dichiara entusiasta il leader centrista Pierferdinando Casini, sicuro di essere a un punto di svolta decisivo: “Dopo le parole passiamo ai fatti!”, assicura. Del resto, è Casini il leader sicuro di poterci guadagnare di più, da tale accordo, e non a caso proprio sabato scorso, a ridosso del vertice, annuncia che il prossimo congresso dell’Udc aprirà una fase “costituente” per andare anche molto oltre lo stesso Terzo Polo e costruire quel Partito della Nazione in cui Casini è sicuro di convogliare anche esponenti di primo piano dell’attuale governo (Corrado Passera in primis) se non lo stesso Mario Monti. Ora, però si tratta, come dice Bersani, “di prendere il ritmo del Parlamento”: in vista ci dovrebbe quindi essere la convocazione congiunta dei capigruppo di Montecitorio e Palazzo Madama per mettere a punto il calendario concreto delle riforme da fare. E prima ancora, come propone il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, si potrebbe riportare l’intesa in Parlamento, trasferendo i contenuti dell’accordo in una mozione di indirizzo.


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