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SCENARIO/ 2. Il trio "tecnico" Abc fa meglio dell'asse Berlusconi-D’Alema

Pubblicazione:lunedì 20 febbraio 2012

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Per la nota rubrica della Settimana Enigmistica, “Incredibile ma vero”, il terzetto più inaspettato, almeno fino a ieri, della politica italiana, quello formato da Alfano, Bersani e Casini (ABC, in sigla, come ormai li chiamano tutti i notisti politici) stanno per riuscire nel “colpo gobbo” più imprevisto di questo crepuscolo di II Repubblica ormai ai suoi attimi finali, esattamente a vent’anni da Tangentopoli e Mani Pulite, che (nel biennio di ferro e fuoco, paragonabile solo a quello del 1943-’45 o a quello del 1968-’69, e cioè il 1992-’93) decretarono l’ingloriosa fine della Prima, di Repubblica. Infatti, nello scetticismo generale, con un’opinione pubblica distratta dalla profonda crisi economica e sociale del Paese o preda dei puri conati dell’antipolitica (Grillo, Popolo Viola, Forconi, categorie in rivolta contro le liberalizzazioni), quasi peggiori di quelli che provocarono manifestazioni urlate, lanci di monetine e cappi sventolati in Parlamento quando, vent’anni fa, Mani Pulite venne accompagnata dalla collera e dall’indignazione popolare (per lo più sobillata da opinion leader e media, come ora), i tre segretari dei tre maggiori partiti italiani stanno incredibilmente riuscendo dove la Bicamerale di Berlusconi e D’Alema prima e gli accordi Berlusconi-Veltroni poi, fallirono miseramente. E cioè nel ridisegnare il volto alle istituzioni repubblicane.

Riforme costituzionali e nuova legge elettorale, infatti, potrebbero arrivare davvero – partiti “minori” come Lega da un lato e Idv dall’altro volenti o nolenti – entro la fine di questa legislatura, e cioè al massimo entro un anno. Il che vuol dire, tra l’altro, accordarsi in poche settimane, scrivere le riforme in pochi mesi e, saltata l’estate, farle approvare in doppia lettura congiunta da Camera e Senato entro fine del 2012. Non fosse altro perché, a Natale, comincia il semestre bianco del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il cui mandato scadrà a giugno del 2013, quando a eleggere il nuovo Capo dello Stato sarà, se non verranno sciolte prima le Camere, come ormai sembra altamente improbabile, il prossimo Parlamento, quello che – ove mai le riforme promesse venissero approvate – sarà tutto nuovo e rinnovato non solo nelle figure fisiche di deputati e senatori, ma pure nelle funzioni e nella composizione (così prevedono le riforme in campo) come mai era successo dalla stessa nascita della Repubblica italiana e dal varo della Costituzione, sostanzialmente immutata dal 1948.


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