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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Ceccanti: il proporzionale puro ci lascia nella palude

Secondo STEFANO CECCANTI, entro pochi mesi sarà possibile trovare una convergenza su un sistema che penalizzi la frammentazione presente e incentivi a ulteriori aggregazioni

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Dobbiamo uscire dal bipolarismo di coalizione perché ha garantito la possibilità dell’alternanza, ma non ha obiettivamente realizzato una reale governabilità. I sistemi elettorali strabici che abbiamo avuto hanno inserito clausole di sbarramento bassissime purché ci si inserisse nelle coalizioni maggiori; per di più, chi si univa nel voto poteva poi dividersi in Parlamento: il risultato è stato l’immobilismo sostanziale delle coalizioni di governo che, al massimo, sono riuscite a colpire un po’ le constitiuencies elettorali della coalizione opposta. Non si può incentivare al tempo stesso frammentazione e bipolarismo pena la moltiplicazione dei poteri di veto nella coalizione vincente.

Non dobbiamo però cadere in una palude proporzionalista giacché se scegliessimo un sistema proporzionale puro, anche con la correzione di uno sbarramento limitato, ci troveremmo di fronte a un Parlamento balcanizzato in cui alla fine, per tenere insieme il tutto, saremmo costretti a una Grande Coalizione permanente, a governi tecnici a ripetizione, senza possibilità di alternanza. Per questo il sistema tedesco non è un riferimento: esso può fotografare un bipolarismo che c’è, ma non lo incentiva in alcun modo. Rischia di portarci nella Germania di Weimar, non in quella di Bonn.

Il tema è quindi (al di là della questione della scelta dei candidati che si può risolvere con un mix di collegi uninominali e liste corte) come transitare da un bipolarismo di coalizione a un altro fondato su grandi partiti a vocazione maggioritaria, intorno a due pilastri di sistema di norma alternativi, intorno ai quali possano formarsi coalizioni con uno o al massimo due partiti minori, non solo sbarrando alle micro-formazioni, ma anche spingendo le altre ad aggregarsi. Non è detto, tuttavia, che i grandi partiti siano quelli di oggi: il sistema deve incentivare i grandi partiti, ma i padroni del gioco sono gli elettori.

In Spagna governa oggi il Pp che in origine era la terza forza e che poi ha soppiantato un’altra formazione quale alternativa moderata al Psoe. Non ci sono rendite garantite per nessuno. In tal senso, il sistema elettorale riveste certo un ruolo decisivo, ma va coordinato con altri tre strumenti. Anzitutto i regolamenti parlamentari, perché il diritto parlamentare non divida ciò che il corpo elettorale ha unito. Quindi stop a nuovi gruppi in corso di legislatura. I Gruppi sono solo quelli che corrispondono a liste presentatesi agli elettori, per gli altri c’è il Gruppo Misto.