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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Ceccanti: il proporzionale puro ci lascia nella palude

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Tornando al sistema elettorale: al di là delle specifiche tecniche, occorre farlo funzionare come le aliquote fiscali. Abbiamo bisogno di un sistema elettorale che funzioni non solo con uno sbarramento, ma anche con una progressività analoga alle aliquote Irpef. Un conto infatti è adottare alla base una formula proporzionale per trasformare i voti in seggi, cosa che appare oggi politicamente inevitabile, un altro conto è spappolare il sistema in una serie di feudi segnati dalla proporzionale pura che rendano impraticabile il bipolarismo.

Ciò che occorre è quindi un sistema che individui un punto medio di equilibrio, leggermente sopra il 10%, in cui vi sia una rispondenza quasi perfetta tra voti e seggi (esempio 12% dei voti col 12% dei seggi), che al di sotto penalizzi la frammentazione presente e incentivi a ulteriori aggregazioni (esempio 9% dei voti e 7% dei seggi) e che al di sopra abbia il funzionamento opposto (esempio il 30% dei voti e il 34% dei seggi).
Su questo tipo di esigenze in pochi mesi, anche nell’intervallo tra una prima e una seconda lettura delle riforme costituzionali, potrebbe maturare senza grandi problemi un consenso tra tutte le forze parlamentari più responsabili, anche oltre la maggioranza di governo.

 

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