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SCENARIO/ Partiti vecchi di vent'anni. E dopo?

Siamo a un punto cruciale della storia politica italiana. La Seconda repubblica sembra davvero finita e nessuno sa dire se ciò che verrà domani sarà migliore. L'analisi di ALESSANDRO BANFI

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

In modo anche simbolico (ma la politica è sempre fatta di simboli) vent'anni dopo è finita la stagione iniziata con Mani Pulite. Mai come in questi giorni è evidente che i partiti "sanno solo fare danni" come ha ricordato Giuliano Ferrara sul Giornale di sabato scorso. Sta rapidamente finendo un mondo. I sondaggi che, ad esempio, Silvio Berlusconi sta studiando da qualche tempo indicano che solo il 5 per cento degli italiani crede ancora nella politica. Ieri Repubblica ha stampato un sondaggio analogo, in cui questa percentuale raggiunge addirittura il quattro.

E anzi viene da chiedersi: ma dove li hanno trovati questi ultimi fan? Del resto la crisi profonda della "casta", i mancati tagli ai costi della politica, la difficoltà nel selezionare la classe dirigente sono sotto gli occhi di tutti.
Il Pd, che dovrebbe essere il partito più in forma essendo passato dalla maggioranza all'opposizione, vede regolarmente bocciati i suoi candidati alle Primarie. A favore di chiunque, basta che non si tratti di una candidato ufficiale della segreteria. Il Pdl ha problemi simili con un Alfano che in tempi di tesseramento deve ammonire un giorno sì e l'altro pure sulla correttezza delle procedure. Sul cosiddetto Terzo polo pesa poi come un macigno il caso del tesoriere della Margherita Luigi Lusi, il senatore accusato di aver sottratto 13 milioni di euro del finanziamento pubblico. Tempo fa in un'intervista Giulio Andreotti aveva detto: «Il sistema democristiano è durato più di 40 anni, quello di Giovanni Giolitti venti e venti il regime fascista, vediamo quanto durano questi…». Direi che "questi" sono arrivati alla fine dei loro vent'anni.

Questo significa che è finita la politica? In certo senso sì ed è evidente che Mario Monti rappresenta qualcosa di più che l'espressione di un Governo di tregua tecnica. I sondaggi, che citavamo prima, lo accreditano di una popolarità alta, superiore al 50 per cento. Unico uomo politico a questi livelli, Napolitano escluso. Giustamente Berlusconi sta valutando quali sono le possibili opzioni che ha in mano. Un nuovo accordo con la Lega (più, diciamo, nella tradizione) oppure un patto con Pd e Casini che formuli una nuova legge elettorale e non solo...

Comunque sia, mai come ora gli esiti sono incerti e imprevedibili. È chiaro tuttavia che i partiti, così come appaiono oggi, sono diventati insopportabili per i cittadini. 


COMMENTI
21/02/2012 - Sezione “digitale” (Daniele Scrignaro)

“La libertà è partecipazione” cantava Gaber (La libertà) quarant’anni fa, parole rimaste al vento, in elezioni spesso ridotte a deleghe al buio – dopo la finta dell’ubriacatura della “sezione” di partito, la disaffezione dilagata per la corruzione “scoperta” all’improvviso con Mani pulite, fino all’astensione obbligata grazie al Porcellum. Mi par di capire che questo non è il tempo di principi, programmi e “paletti”; è il momento del metodo. Anzitutto di un canale agile di comunicazione e confronto - e valutazione periodica – dell’operato degli eletti (i giudizi, le priorità, le prese di posizione e i silenzi); da inventare, in rete ma non un sito o blog (è gestito centralmente, le interrogazioni possono restare inevase), es. tipo un forum non a briglie sciolte, con valutazioni e sondaggi, apertura delle discussioni e orientamenti su votazione. Con una sezione per imparare i fondamentali, es. leggere il bilancio dello stato e criticarne i criteri di spesa. Che dia evidenza della politica come servizio (lato eletti) e partecipazione (lato elezione). “Ai fedeli laici cristiani tocca partecipare a questo compito sociale e politico in maniera molto più pronunciata di quanto non sia avvenuto in questi ultimi venticinque anni” (A. Scola"Il 'bilancio' degli anni veneziani", 2011-09-01).