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SCENARIO/ 1. Ostellino: ecco perché le vere riforme non si faranno

Pubblicazione:mercoledì 22 febbraio 2012

Bersani e Monti (Infophoto) Bersani e Monti (Infophoto)

Il cosiddetto patto Abc (Alfano, Bersani, Casini) viene letto da diverse inclinazioni e prospettive. Riscriverà davvero le regole della nostra democrazia? Aprirà le porte della Terza Repubblica o ci farà tornare alla Prima? La politica si sta autodeclassando a tecnica elettorale o si sta riprendendo il ruolo che aveva perso? Un dibattito che, secondo Piero Ostellino, è segnato da un’enfasi eccessiva. «È assolutamente naturale che le principali forze politiche provino a mettersi d’accordo sulla legge elettorale e sulle riforme istituzionali – spiega Ostellino a IlSussidiario.net –. Vedremo che comune denominatore troveranno. Detto questo, vedo dei partiti senza più una leadership e un’identità che provano a contendersi Monti e i suoi ministri. Lo spettacolo è piuttosto patetico, anche perché quella dei tecnici è e deve rimanere una parentesi».

La crisi dei partiti durerà ancora a lungo?

Sia a destra che a sinistra manca un’identità culturale e politica. Nel primo caso perché Berlusconi, l’“uomo solo al comando”, oggi non ha più la possibilità e la forza di incidere, nel secondo semplicemente perché Bersani non l’ha mai avuta: è una foglia al vento. E così, entrambi cercano di aggrapparsi al personaggio del momento, Monti o Passera che sia.

Anche se secondo lei è una parentesi, quella di Monti è una transizione che però non potrà lasciare immutato il quadro politico.

Io resto dell’idea che non debba cambiare il sistema. Il governo dei tecnici è stato chiamato per rispondere a un’emergenza. La democrazia è stata temporaneamente “sospesa”, dato che questo governo non risponde a un elettorato. È una situazione anomala e per sua natura temporanea.
Non sto dicendo che Monti sia un tiranno. Incarna soltanto la figura del “Dittatore romano”, quello che prende in mano la Repubblica, la rimette in ordine e poi la riconsegna al Senatus populorum.

Come giudica la possibilità di un ritorno al sistema proporzionale?

Da anglofilo, rimango dell’opinione che il sistema bipartitico (o quantomeno un bipolarismo con partiti egemoni) sia il più corretto. In quel quadro la gente sa chi vota e chi governa in base al programma presentato. Altrimenti si torna alla frammentazione di un tempo.

Potrebbero formarsi, secondo lei, un blocco popolare e uno socialdemocratico? Nel Pd il dibattito è aperto.


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