BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SCENARIO/ 2. Lamberto Dini: i miei primi 100 giorni e quelli di Mario

Lamberto Dini (Foto: Infophoto)Lamberto Dini (Foto: Infophoto)

No; restano una serie di materie da affrontare. La liberalizzazione più importante, anzitutto: quella del mercato del lavoro.

Lei come la realizzerebbe?

Tanto per cominciare, è necessario che, nel mercato del lavoro, sia introdotta maggiore flessibilità, sia in entrata che in uscita; a quel punto, vanno prese in considerazioni quelle misure complementari e conseguenti alla maggiore flessibilità, quali gli ammortizzatori sociali in caso dimissioni e licenziamenti o il sussidio alla disoccupazione.

Come valuta il fatto che Monti si sia detto convinto di portare avanti la riforma con o senza i sindacati?

Ha fatto bene; ha dimostrato di avere fermezza. In ogni caso, ci sono due partite importanti che il governo non ha ancora affrontato, ma che potrà giocare entro l’anno.

Quali?

La riduzione della spesa pubblica corrente e quella dello stock del debito pubblico. Si tratta delle condizioni necessarie per rendere sostenibile le nostre finanze pubbliche e, contestualmente, riavviare l’economia. Ridurre il debito, in particolare, consente di limitare gli oneri degli interessi e garantire margini d’azione per diminuire le tasse a favorire gli investimenti.

Come si effettuano tali riduzioni?

La spesa si potrà tagliare una volta che la spending review, iniziata nei singoli ministeri, sarà conclusa; avvalendosi di questo strumento sarà possibile ideare un piano organico. Per ridurre il debito, invece, la strada privilegiata, come detto altre volte, rimane quella della dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

È opinione comune che, senza un’economia europea integrata, non si vada da nessuna parte; tantomeno se la Merkel non si persuaderà a stemperare la sua ferrea politica del rigore di bilancio e investire sulla crescita europea.