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SCENARIO/ I conflitti "buoni" del banchiere Passera

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Corrado Passera (Infophoto)  Corrado Passera (Infophoto)

Non l'abbiamo sentito parlare di "sfigati" che si laureano a 28 anni (Martone dixit), di giovani che vogliono il posto di lavoro vicini a mamma e papà (Cancellieri dixit), di posto fisso noioso (Monti dixit, salvo poi scusarsi ricordando i milioni di giovani che un posto di lavoro degno di tal nome non sanno neanche cosa sia). E neanche, come la Marcegaglia, di sindacato che difende i malviventi, nel pieno di una difficile trattativa peraltro, proprio coi sindacati.

A differenza della multi-esternatrice Fornero e degli altri protagonisti della scena l'ex numero uno di Poste italiane e Banca Intesa di interviste ne ha rilasciate poche e in quelle poche ha evitato pianti dirotti (Fornero) o parole poco sobrie.
Evidente la scommessa, vissuta da Passera in silenzio e umiltà, altro che governo dei banchieri: aspettare che i provvedimenti sulla crescita, gli sgravi e gli incentivi alle imprese, inizino a dare risultati. Ce la farà? Dobbiamo sperare tutti insieme di sì, e in tal caso – ne sono convinto – di Passera continueremo a sentir parlare. Perché due sono i casi. O il governo fallisce, a allora non ce n'è per nessuno, nel senso che non si salva nessuno. O il governo, viceversa, riuscirà a scollinare, e in tal caso non ce n'è per nessuno lo stesso, in senso inverso. Nel senso che di fronte a un miracolo di tale portata realizzato in pochi mesi, come potranno pensare i partiti di potersi riprendere la scena tali e quali come prima, come se niente fosse accaduto?

Come sarà possibile non "premiare" Monti con il Quirinale, modello Ciampi, e il più autorevole dei ministri (Passera) con la riconferma? Scommettiamo, anzi: se il governo ce la farà scatterà la gara fra i partiti ad adaccaparrarsi la continuità, e Passera ne sarà il simbolo. Ma la strada è ancora lunga: sulle tante aziende che chiudono senza motivazioni (Sigma Tau, Omsa, Alcatel per fare alcuni esempi) lasciando le famiglie per strada bisogna inventarsi qualcosa, non si può assistere senza reagire a simili scempi economici e sociali.

Una risposta non facile eppure irrinunciabile, quel silenzio del ministro dà probabilmente l'idea della sua consapevolezza della posta in gioco. Per lui personalmente e per il Paese tutto. Vie di mezzo non ce ne saranno, e noi ci sentiamo di scommettere, con prudenza: ce la faremo. E, in tal caso, dovremo pronunziare un enorme grazie a Napolitano, altro che presidente dei banchieri.



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