Politica
venerdì 24 febbraio 2012
«No, non rappresento né le banche né il capitale finanziario, come qualcuno umoristicamente crede o grida». Della serie: nel loro piccolo anche i nonnini sul Colle – sia detto con rispetto e deferenza – si incazzano. Prima o poi doveva accadere, e a Giorgio Napolitano di essere contestato è accaduto dopo sei anni di onorato servizio al Quirinale, nel corso della sua ultima visita in Sardegna. Tanto da essere indotto a replicare, come per un improvviso moto di indignazione, fuori protocollo.L’isola, come tutto il Mezzogiorno, vive un momento particolare, e a frange già stabilmente orientate verso la protesta (studenti ultra-pacifisti e autonomisti sardi) si sono aggiunti i disoccupati con grida offensive, mai sentite prima nei confronti dell’attuale capo dello Stato. A ben vedere però Napolitano non è stato attaccato per cose dette o provvedimenti promulgati, quanto per l’avallo istituzionale dato a quello che tutti definiscono – non senza ragione – come il "governo del presidente". In sostanza, si attacca Napolitano per aver voluto Monti.E allora, non giriamoci intorno: vogliamo fare i berlusconiani ora che persino Berlusconi non lo fa più, o i comunisti ora che anche la Camusso e Bersani provano a voltare pagina? La domanda da fare – allora – agli ultrà di destra e di sinistra che attaccano il governo è la seguente: preferivate fare la fine della Grecia? Pensate davvero che potevamo resistere a lungo con un differenziale da pagare sui titoli di Stato stabilmente oltre i 500 punti? Eravamo finiti, insomma, in mano agli usurai, la bancarotta era a un passo. E semmai si tratterebbe di rendersi conto, ora, che non la tempesta non è ancora superata e l’esito dell’operazione Monti non è affatto scontato.Pur tuttavia i risultati già raggiunti sono oltre ogni attesa: il nuovo premier ha riguadagnato la scena internazionale e lo ha fatto usando grande rispetto verso il predecessore, che infatti gli è grato e gli promette sostegno duraturo. I partiti che sino a ieri si facevano la guerra oggi sostengono unitariamente le misure necessarie messe in campo per tentare di uscire dall'emergenza. Molte delle quali, a dire il vero, potevano essere pensate già prima, come la lotta agli evasori. Invece di concedere loro il 4 per cento di aliquota sui capitali scudati, invece di concedere – incredibile – ai condonati di farla franca penalmente pagando solo la prima rata.Si ironizza sui guadagni dichiarati da questi ministri e non si coglie un dato essenziale: finalmente al governo ci sono persone che avrebbero avuto di meglio da fare e invece hanno offerto una competenza al loro Paese. "Presidente dei banchieri", hanno gridato a Napolitano a Cagliari. L'allusione al ministro dello Sviluppo Corrado Passera è ben evidente. Embè? Uno che proviene dal vertice di una banca non può fare il ministro? E perché mai? Quali sarebbero, verrebbe da chiedere, le professioni da cui sarebbe lecito provenire per poter fare il ministro? Al contrario, non è un titolo di merito – chiedo – poter vantare esperienza da alto manager da mettere al servizio del bene comune, non c'è semmai da sperare che chi ha rivoltato le vecchie e obsolete Poste italiane possa inventarsi qualcosa di buono anche per tutti noi? Governo dei banchieri? Magari fosse, magari lo stile Passera diventasse un modello anche per gli altri.
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