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SPILLO/ Giornali e giornalisti (e lettori) in cerca di "padrone"

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Neanche un’eco delle sgolate dichiarazioni quotidiane a favore della fusione tra A2A e Iren e della rapida privatizzazione delle quote di maggioranza da parte dei grandi Comuni (Milano, Torino, Brescia, Genova, etc). Non è che la vera preoccupazione dell’Espresso sia che le grandi manovre sull’energia resti fuori la cugina Sorgenia, gioiello della Cir? Non è che Passera sia freddo alla candidatura della Cir ad essere partner industriale della grande “Rwe italiana”, concorrente di Eni ed Enel? Situazioni importanti e complesse, certo: forse anche per lettori-elettori che vogliono essere ben informati sulla politica industriale del Paese. Ma, per cortesia e letteralmente, «lasciamo stare i Santi».

«Mica tanto diverso», per dirla con lo stesso Travaglio, il problema del Fatto, tra politica e business. Tra scoop quotidiani “in diretta dalle Procure”, alleanze organiche con Michele Santoro (sulle tv pubblica, pagata dal canone) , libri a getto continuo per Chiarelettere – sempre in fornitura gratuita dai Palazzi di giustizia – dvd e spettacoli teatrali, il “professionismo dell’antiberlusconismo” ha reso bene a fondatori e continuatori del Fatto. E il mercato ha sempre ragione, soprattutto con le start-up. Trent’anni fa è valso per Berlusconi (il cui talento di imprenditore televisivo qualche aiutino lo ha pure avuto dalla politica) e vale oggi per il Fatto, che pure alcuni considerano la “struttura delta” del partito-azienda dei magistrati. E se Berlusconi ha avuto bisogno, a un certo punto, di “scendere in campo” per salvare le sue attività, anche per i Fattisti è giunto un momento difficile, anche se probabilmente atteso e preventivato. La caduta del Cavaliere toglie ai Fattisti il “core business”: il senso di benessere dato ogni mattina a decine di migliaia di lettori-elettori, rassicurandoli della fondatezza e dell’universalità etico-politica del loro anti-berlusconismo.

Non per nulla Travaglio si considera, non a torto, uno dei più autentici discepoli di Indro Montanelli: i cui editoriali, i cui elzeviri, i cui “Controcorrente”, hanno alimentato per decenni gli ego di milioni di italiani “benpensanti”. Ma ora che Berlusconi è stato esemplarmente cacciato? I due “Mario” – Monti e Draghi – sono davvero i nuovi Cavalieri del Vero, del Buono, del Giusto, del Bello (Sobrio…)? Oppure sono torvi agenti della Goldman Sachs, meno “democratici” del previsto e dell’auspicato, non proprio più poveri di Berlusconi, non meno dotati degli svelti avvocati Ghedini? E nel caso come destreggiarsi tra interessi editoriali ed acrobazie politiche? Naturalmente queste sono semplificazioni mediatiche. La politica, dicevano i grigi e odiati notabili della mai troppo deprecata Prima Repubblica, è «ben altro».



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