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IL PALAZZO/ Così Maroni "consegna" la Lega a Berlusconi

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Roberto Maroni e Umberto Bossi (Infophoto)  Roberto Maroni e Umberto Bossi (Infophoto)

Il problema viene dall’accordo dell’anno 2000, all’alba del terzo millennio, quando il vecchio amministratore leghista, Maurizio Balocchi, è costretto a fare il grande accordo con Berlusconi, attraverso un abile mediatore, Aldo Brancher. La Lega ha in quel momento gravi problemi di soldi, di ogni tipo, dalla sede di via Bellerio, al giornale, alla radio. La trattativa si estenderà anche a riparare ai tentativi maldestri di mettere in pista una banca come Crediterunord, che verrà “salvata” da un intervento, dopo abile mediazione berlusconiana, di Gianpiero Fiorani, il banchiere spavaldo della Banca Popolare di Lodi, il “preferito” del vecchio Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.

Il Cavaliere è un abilissimo commerciante, un “maestro” nelle trattative commerciali. Si dice che sia generoso, ed è probabile, ma guarda con cura i suoi affari e sa vedere bene nel futuro. In quella trattativa Berlusconi sembra che chieda solamente una cosa: il simbolo della Lega, il logo che è stampato non solo nelle sedi del “popolo padano”, ma anche sulle schede elettorali.

Da quel momento comincia un’altra storia, dove la stessa famiglia Bossi è in difficoltà. È lì, e da altre questioni, che nascono tutte le vicende del “cerchio magico”, dei dissapori all’interno della Lega, dei mutamenti. La malattia di Umberto Bossi non farà che aggravare la situazione, a radicalizzarla, anche se salderà un rapporto personale molto stretto tra il Senatùr e il Cavaliere.

Quale sarà quindi il probabile futuro? Il commissariamento del nuovo amministratore Francesco Belsito è stato messo in atto e su alcuni “investimenti esotici” è possibile che arrivino contestazioni e anche alcuni “scambi duri”. Ma quella che è più importante è certamente la partita politica. Bossi resterà al di sopra di tutto, ma intanto nel “ceto medio” leghista, quello che ha incarichi di amministrazione e di partito, verrà sempre più “elevato a icona” da venerare, da mostrare al “popolo padano”, ma da non prendere in considerazione, da trascurare rispetto alle scelte politiche da fare. In questo la regia di Maroni è abilissima ed è in atto da molto tempo. Non attacca mai il Senatùr, questo è un compito che si assumono altri esponenti della Lega.

I vecchi colonnelli nella Lega hanno tutti lo stesso nome “Roberto”. In questo momento si parla di quello che faranno i tre “Roberti”, Castelli, Calderoli, Cota. La risposta più gettonata è questa: “Aspetteranno come si definiranno gli equilibri interni. Poi sceglieranno il vincitore”.



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COMMENTI
28/02/2012 - lega del futuro (francesco taddei)

io credo che un partito come la lega abbia fatto il bene dell'italia ponendo la questione del federalismo fiscale. ma se un giorno ci sarà davvero occorrerà che questo partito valorizzi la visione localistica ampliandola in tutta italia e abbandonando il sogno padania per un partito nazionale popolare (oggi la lega arriva in umbria, marche e toscana, non proprio nord!). in caso contrario si accentuerà (come se ce ne fosse bisogno)la divisione e il rancore tra gli italiani