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IL PALAZZO/ Così Maroni "consegna" la Lega a Berlusconi

Pubblicazione:martedì 28 febbraio 2012

Roberto Maroni e Umberto Bossi (Infophoto) Roberto Maroni e Umberto Bossi (Infophoto)

Strano destino quello della Lega Nord, il movimento che all’inizio degli anni Novanta sembrava interpretare meglio di tutti gli altri il cambiamento che, forzatamente e per ragioni molteplici, l’Italia doveva affrontare. E strano è anche il destino del suo unico leader, Umberto Bossi, oggi sempre popolare e osannato dalla sua base, ma di fatto isolato e quasi “accerchiato” dai suoi colonnelli, divenuti tali solo per merito del vecchio Senatùr.

Le ultime dichiarazioni di Bossi su come l’amico Silvio Berlusconi se la sia “sfangata” nell’ultimo processo a Milano vengono da un intatto e raffinato intuito politico, ben coltivato nella valutazione e nello studio dello scontro tra i poteri italiani. Basterebbe fare una breve cronologia degli ultimi giorni (dalla visita di Berlusconi al nuovo premier Mario Monti, a una mancata conferenza-stampa, alla decisione del Tribunale di Milano) per vedere in controluce quanto pesino ormai le “ragioni di bilancio” in Italia e quindi l’appoggio parlamentare a un “governo dei tecnici”. Il che non toglie tutte le perplessità su questa sfiancante azione della magistratura contro Berlusconi.

Con tutta probabilità, Bossi dice queste cose per far capire che “comprende la realtà” molto meglio dei suoi suiveurs. Per il resto, all’interno della Lega Nord, tutti sanno, anche se fanno finta di non capire, che è arrivato il momento della “resa dei conti”. E non sarà una soluzione senza traumi, perché è una storia che viene da lontano ormai e riguarda, tanto per cambiare, il “conquibus”, il consueto controllo della cassa. La Lega non ne uscirà bene. Sopravviverà finché vive Bossi (alla faccia di tutti i sociologi da salotto), ma ci sono ormai tutti i fattori perché il “delfino” Roberto Maroni la faccia diventare una “sottomarca” della “costellazione politica” di Silvio Berlusconi.

Il personaggio leghista in questo momento più vezzeggiato dai media e persino dalla sinistra, alla fine, è solo un regista dei disegni del Cavaliere. Lo è già stato, ai tempi del “ribaltone”, a metà degli anni Novanta. Oggi lo fa con una strategia più raffinata, magari facendo anche l’apparente controcanto al Cavaliere di Arcore. Attenzione, Roberto Maroni non è il “diavolo” o un cospiratore, ma solo un realista che comprende il respiro corto che, di fatto, nel momento della crisi della “prima repubblica”, hanno avuto tutti i nuovi movimenti, quelli della famosa “transizione”. Non più partiti, ma “partiti personali”, “popoli orfani alla ricerca di un leader e di una struttura organizzativa degna di questo nome”.


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COMMENTI
28/02/2012 - lega del futuro (francesco taddei)

io credo che un partito come la lega abbia fatto il bene dell'italia ponendo la questione del federalismo fiscale. ma se un giorno ci sarà davvero occorrerà che questo partito valorizzi la visione localistica ampliandola in tutta italia e abbandonando il sogno padania per un partito nazionale popolare (oggi la lega arriva in umbria, marche e toscana, non proprio nord!). in caso contrario si accentuerà (come se ce ne fosse bisogno)la divisione e il rancore tra gli italiani