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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Marino (Pd) replica a Berlusconi: riforma si fa in Parlamento, non sui giornali

Ignazio Marino, Senatore del Partito Democratico, replica all’intervista a Silvio Berlusconi pubblicata oggi da Libero riguardo le modalità con cui arrivare alla riforma elettorale

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Ignazio Marino, Senatore del Partito Democratico, replica all’intervista a Silvio Berlusconi pubblicata oggi da Libero in cui l’ex Presidente del Consiglio parlava della necessità di instaurare un dialogo tra le forze politiche per arrivare a una riforma della legge elettorale. Marino ha spiegato che la responsabilità di cambiare l’attuale sistema è nelle mani del Parlamento e che per arrivare a un cambiamento, che è urgente, bisogna darsi da fare nelle Camere e non sui quotidiani. Il punto di partenza è, secondo il parlamentare del Pd, la proposta già presentata dal proprio partito in Parlamento. Berlusconi, nella sua intervista, aveva spiegato di ritenere opportuno l’innalzamento della soglia di sbarramento, in modo da evitare che la dispersione dei voti vada ad alimentare i tanti piccoli partiti esistenti. Un modo, insomma, per cercare di mantenere un sistema quanto più bipolare. L’ex Premier sottolineava quindi la necessità di instaurare un dialogo con il Pd sul tema e su altre riforme, come quella della giustizia.

In giornata era arrivato anche il commento di Luciano Violante, che aveva spiegato che per una riforma così importante come quella del sistema elettorale, nessuno deve essere escluso dal confronto. Una preoccupazione espressa anche dal capogruppo dell’Italia dei valori al Senato, Felice Belisario, che teme che un eventuale accordo tra Pd e Pdl possa trasformarsi in una riforma dannosa per i cittadini.

In effetti Berlusconi tra i partiti destinatari di voti che andrebbero “dispersi” ha citato: Sel, il Movimento 5 stelle, l’Italia dei valori, il Fli e persino l’Udc e la Lega Nord. Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl, ha cercato di portare un po’ di chiarezza, spiegano che un’intesa tra Pd e Pdl non sarebbe atta per escludere le forze minori. Anche se, ha spiegato, non si può fare in modo di approvare una legge che porti ad avere minor semplificazione e maggior dispersività come in passato. Prima di abolire il “Porcellum” è bene quindi avere ben chiaro verso quale direzione si vuole andare con la riforma della legge elettorale.