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IL PALAZZO/ Da Monti passa il nuovo piano di Berlusconi

Il Pdl che sembrava il più in difficoltà alla nascita del governo Monti ha cambiato atteggiamento, mentre nel Pd aumentano i dubbi. Cosa sta accadendo ai partiti? ETTORE COLOMBO

Immagine d'archivio (Imagoeconomica) Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

Per uno di quei meccanismi che, in filosofia teoretica, vengono detti "eterogenesi dei fini" il sistema dei partiti si sta riposizionando, nei confronti del governo Monti, in modo del tutto inaspettato, almeno fino all’altro ieri.

Il Pdl, infatti, che alla nascita del governo Monti sembrava il partito più in difficoltà nei confronti del governo Monti, ora appare quello più "leale" e disponibile ad appoggiarne l’azione di governo.
Il Pd, che, invece, aveva entusiasticamente appoggiato la nascita del governo, non foss’altro perché, in questo modo, l’ex premier Silvio Berlusconi usciva, e per sempre, di scena, è ora pieno di dubbi, inquietudini e incertezze, verso il governo e alcuni suoi ministri.
E anche il Terzo Polo, Udc in testa, che del governo Monti è stato, sin dall’inizio, il "soldato" più ubbidiente e servizievole, comincia a essere attraversato da dubbi e paure sull’attivismo frenetico di alcuni ministri (Fornero e Passera, ma anche il super-cattolico Riccardi, in testa a tutti) e inizia a temerne l’effervescente protagonismo.

Ma andiamo con ordine. Con un'intervista concessa al Financial Times – tribuna scelta non a caso, anzi: al fine di parlare proprio ai quei "centri di potere" economici e finanziari europei e internazionali che più di tutti gli avevano inviato l’avviso di sfratto – l’ex premier Berlusconi ha ribadito alcuni punti chiari e importanti, peraltro ribaditi in un colloquio vis a vis prima con Monti e poi anche con il Capo dello Stato.

Uno, “non intendo ricandidarmi”, dice a chiare lettere Berlusconi. Due, “il nostro sostegno (del Pdl, ndr) al governo Monti è pieno e leale”. Ergo, non ci saranno imboscate né tentativi di "spallate" per elezioni anticipate che possano "staccare la spina" in modo traumatico e imprevisto all’azione di risanamento che il governo sta dispiegando.
Morale: i falchi "berluscones" (i vari Santanché, Bondi, Verdini, tra gli ex Forza Italia, e i molti ex-An, quasi tutti, da La Russa e Gasparri a Matteoli, Ronchi, etc.) dovrebbero farsene una ragione: il Pdl continuerà a sostenere, e lealmente, Monti.

Si arriva persino a sospettare che l’ex premier non abbia affatto gradito il risultato del voto alla Camera sulla responsabilità civile dei giudici che, giovedì scorso, grazie all’emendamento presentato dal leghista Pini (maroniano), ha visto per la prima volta il governo Monti "andare sotto", e sonoramente, alla Camera dei Deputati.
La vittoria delle "colombe" (Cicchitto, Quagliariello, ma anche Pisanu, Scajola e Frattini) sarebbe, dunque, netta. Come pure la loro linea di silenzioso riavvicinamento all’Udc per far nascere, finalmente, quella sezione italiana del Ppe (il Partito popolare europeo) che anche ampi settori della Chiesa italiana vedono sempre più di buon occhio con buona pace di chi, come i "cattolici di Todi" puntava e punta alla rinascita di una sorta di "Dc 2.0" o "del Nuovo Millennio".