BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL MANIFESTO/ Brandirali: ricostruire la politica? Ecco da dove partire

Pubblicazione:

La Camera dei Deputati (Imagoeconomica)  La Camera dei Deputati (Imagoeconomica)

CULTURA
Siamo desiderosi di far politica con cattolici e non credenti e consideriamo la cultura come luogo di unità, perché il fondamento della cultura è la ricerca del vero.
I percorsi possono essere diversi, e per questo si può parlare di pluralità di culture, generate da linguaggi, tradizioni, esperienze. L’unità è possibile come incontro di persone, cioè di esperienze di rapporto con il vero nel reale. La cultura descrive la vita comune della molteplicità di storie e esperienze particolari, e ci fa comprendere la  creatività e l’energia costruttiva di ogni persona e di ogni identità.
C’è una innata tendenza del  potere politico di diventare autoreferenziale, e di usare tutta la sua azione non per uno scopo originario ma solo per riprodurre il consenso che gli serve...
Questa pratica del potere produce culture politiche, chiuse in sé stesse, contrapposte alle altre. Noi invece andiamo verso la politica a partire dalla cultura, e per questo crediamo possibile l’unità di una larga maggioranza.
Nella cultura si descrive la consapevolezza popolare, disponibile al fare assieme, che giunge sino al senso di patria e di nazione.
Le grandi provocazioni culturali che ci sono proposte dal Papa, Benedetto XVI, parlano di allargamento della ragione e al fenomeno della globalizzazione pone una emergenza: fare fraternità, guardare a tutti i popoli come fratelli e pensare al mondo come a una casa comune.
Senza adeguato lavoro culturale le parti politiche si motivano sul contrasto, ma in questo modo immaginano culture opposte e ne inventano di continuo, divedendosi in miriadi di gruppi.  Il risultato più drammatico è che la politica, invece di valorizzare la positività della propensione al bene comune, finisce col diseducare il popolo nella sua unità e nei suoi compiti.
Noi cerchiamo la politica più prossima alla unitarietà culturale, al bene comune, alla coscienza di popolo, al patto unitario della nazione. Per questo liberismo e socialismo, personalismo e comunitarismo, diritti e doveri, vigilanza e accoglienza, imprenditori e lavoratori sono alcuni esempi di opposti che il lavoro culturale deve portare alla  equilibrata  convivenza.       

Il sistema politico italiano

RAPPRESENTATIVITA’
Lo Stato moderno, generato dalla democrazia, è una struttura di servizi utili alla comunità umana. Nella vita del popolo si organizzano livelli gradualmente verticali della organizzazione delle strutture di servizio, dai Comuni sino allo Stato centrale. Un livello comunitario inferiore tende a costruire una delega al livello superiore, al fine di generare servizi di più ampia portata.
Esistono due principi elementari dello Stato:
- l’etica del servizio non deve essere sottomessa ad una logica di sovrapposizione autoritaria
- l livello organizzativo superiore non si deve sostituire a quello che può essere fatto dal leivello inferiore della comunità.
Le persone che assumono ruoli pubblici devono essere consapevoli del limite del loro potere: essi svolgono un servizio. Sono servitori del popolo, si impegnano a fare il meglio nel loro specifico compito. Ognuno svolge il suo mandato senza invadere il campo degli altri servizi dello Stato. In tal modo si esprime una Stato ben strutturato, con le sue  autonomie e i reciproci controlli.
E’ servitore anche chi assume ruolo politico, è un rappresentante mandato da una comunità operosa che gli ha chiesto di capire quali servizi occorrono, e di diventare capace di farli realizzare. Dunque chi fa politica sa  che la costruzione è già in atto e che alla  politico è chiesto di riconoscere l’intrapresa umana e servirla al meglio.
A loro volta tutte le comunità locali e intermedie devono partecipare della vita politica e le migliori esperienza comunitarie e produttive devono diventare di esempio per tutti. Il delegato nella politica deve riconoscere il meglio delle esperienze e rilanciarle come possibilità per tutti.
La democrazia non è solo il diritto di voto.  Dai fatti associativi e dai movimenti ha inizio la democrazia. Questi corpi sociali si mettono in relazione e hanno bisogno di generare rappresentanze.
La rappresentatività è la conseguenza della vitalità del tessuto democratico.  In Italia si utilizza demagogicamente l’idea che il ruolo pubblico debba essere svolto da persone che non sono legate a situazioni particolari.  Noi invece parliamo di persona e di popolo  e con questo strutturiamo la delega ai vari livelli dello Stato, come delega operata da livelli “vivi” di organizzazione e di “vissuto” del popolo.
Nel sistema democratico si devono avere un metodo e delle leggi che definiscono il diritto comunitario a riunirsi e a delegare coloro che debbono incidere sulla selezione dei candidati alle elezioni. Questo vuol dire che ci sono finanziamenti a  gruppi politici che provengono  da parti sociali interessate a difendere le loro  ragioni.  Siccome questi legami possono diventare dannosi per il bene comune, perché possono prevalere poteri forti su altre ragioni giuste ma più deboli, il rapporto di rappresentanza deve essere dichiarato, conoscibile, e moderato da apposite leggi, come quelle sul conflitto di interessi.
Per fare questo manca una legge che definisca le regole comuni. Regole che permettano la partecipazione democratica non solo nella occasione del voto, ma anche nel generarsi dei partiti e delle candidature. Come esempio possiamo indicare le primarie, ma il sistema più compiuto è il Congresso americano.

ELEZIONI
Abbiamo già potuto constatare che i partiti nel bipolarismo sono cambiati, assomigliano più a movimenti informali, macchine di consenso generalmente prive di adeguati sistemi congressuali e di democrazia interna.
Per quanto riguarda le elezioni, occorrono sistemi di competizione fra persone candidate per permettere agli elettori una scelta che valuti la effettiva capacità di valutare l’impegno di rappresentanza... Gli esempi ci sono nei sistemi elettorali del nord Europa.
Bisogna rafforzare la selezione di formazioni politiche ampie che abbiano già affrontato il lavoro di unità di ampie componenti. Il carattere utile del sistema bipolare è che costringe a definire le alleanze. Produrre maggiore unità nella vita politica non può diventare però un sistema rigido delle appartenenze, sotto il controllo delle segreterie dei partiti. Gli eletti devono poter sostenere le ragioni dei propri elettori. E proprio per non ridurre le divergenze a tradimento ci sembra giusto che gli eletti votino le decisioni anche in disaccordo con il proprio partito. Rimane dunque utile  l’obbligo di ritorno alle elezioni se la maggioranza perde dei pezzi e non è più una vera maggioranza.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >